Il Tirreno

Lucca

Gli antichi gessi fatti per i borghesi tedeschi

di Gregorio Andreini

La genesi delle opere dei figurinai appartenute alla signora Marchi Vincenti e donate al museo Cresci

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LUCCA. Un dono prezioso per la città.

Stiamo parlando della collezione dei gessi della raccolta Nannetti-Vincenti, appartenuti alla signora Elvira Marchi Vincenti che, vero e proprio unicum, vanno ad arricchire il museo Paolo Cresci per la storia dell'emigrazione. Materialmente offerti dalla figlia, professoressa Valeria Marchi Fortini in qualità di erede e rispettosa delle sue volontà. Il lavoro di ricerca e studio è stato fatto da sua sorella, la prof. Ave Marchi. Molto conosciuta a Lucca, quarant’anni nella scuola come insegnante, vicepreside al liceo scientifico Vallisneri negli anni di dirigenza di Giuseppe Ciri, dirigente nel 2004-05 dell'Istituto d'Arte Passaglia ed infine dal 2005 al 2010 all'Itc Carrara. Ave Marchi ha colto questo periodo nuovo della sua vita per portare avanti, con passione ed impegno costanti nel tempo, tante iniziative nell'ambito culturale, civico e sociale. Sottolineano il presidente Alessandro Bianchini ed il direttore della Fondazione Cresci Pietro Luigi Biagioni che «i 25 pezzi che giungono al museo accompagnati dal lavoro di ricerca della professoressa Ave Marchi, nostra importante componente nel consiglio di gestione della Fondazione Cresci, lo arricchiscono. Il libro "Andavano alle figure con Canova e Donatello" che presenterà sabato 19 novembre (oggi, ndr) alle 17 a Palazzo Ducale - aggiungono - è un contributo originale ed inedito, preparato con cura ed adesso portato a compimento. Ringraziamo anche la professoressa Valeria Marchi Fortini per il dono materiale offerto della collezione». Ave Marchi racconta la vicenda. «Felice Martinelli, capo Compagnia dei gessi con Archimede Nannetti, regalò due pezzetti di piccole dimensioni a mamma per fare delle copie, uno però andò rotto - comincia la spiegazione -. Martinelli che aveva fabbrica a Bagni di Lucca, dopo esservi rientrato come Nannetti alla vigilia della prima guerra mondiale, le diede allora la possibilità di prenderne quanti ne voleva. Ecco perché questo fondo si compone di 25 gessi di Nannetti ed altri invece di produzione di Martinelli. Questi gessi sono stati ritenuti dalla Sovrintendenza un fondo di interesse culturale - sottolinea - così viste la volontà di mia madre di donarli ad un museo, in famiglia si è scelto di offrirli alla Fondazione Cresci». E, sempre Ave Marchi, mette in luce che «essendo stata preside all'Istituto d'Arte, ho visto dal vivo la funzione peculiare lucchese del laboratorio del gesso, della gipsoteca e dei pezzi di recupero. Questo è stato lo spunto per il lavoro, che ha dato il via alle mie ricerche d'archivio, non solo locali. Ringrazio poi - sottolinea - il direttore ed una funzionaria dell'Alte Pinakothek di Monaco di Baviera, con cui io e la Fondazione Cresci abbiamo potuto affinare la ricerca via Internet».

Dalla Germania sono arrivati documenti, fotografie. Ave Marchi evidenzia che «il lavoro è iniziato da un archivio familiare e si è ampliato trovando un completamento, quando nella seconda parte attraverso sistemi moderni di ricerca, ho affrontato il tema dei figurinai. Singolare che attraverso i giornali d'epoca ed il fondo Cortopassi dell'Archivio del Comune di Lucca, abbia ritrovato documentazione che comprova finalmente la presenza di una scuola d'arte decorativa a Fabbriche di Casabasciana, funzionante dal 1924 agli anni 1930».

«Quella dei figurinai, era un'attività nel 1700-1800 presentata come povera, con pezzi con oggettistica comune, domestica - dice Biagioni -. Nella prima metà del Novecento, c'è un salto di qualità verso il gusto e la cultura. Questi figurinai sono atipici rispetto al normale, non vanno a proporre articoli poveri. La loro intelligenza sta nel capire che siamo a Monaco e che c'è un gusto particolare verso l'Italia ed il Neoclassicismo, che può trovare modelli antichi consoni per una borghesia colta come quella baverese dell'epoca e che non poteva aspirare a comprare originali quindi figurine di gesso d'ispirazione elevata. Ecco la parte originale del libro della professoressa Marchi. Poi i gessi non sono colorati, dipinti come altri ma o sono bronzati o avoriati».

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