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Lucca

Industria, trimestre da segno meno

Industria, trimestre da segno meno

Nell’indagine congiunturale del Centro Studi di Confindustria però il cartario continua a crescere

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LUCCA. Dato negativo, ma che non sorprende: il -0,3% della variazione della produzione delle industrie di Lucca, Pistoia e Prato è molto vicino al +0,2% dell'Italia.

È quanto emerge dall'indagine congiunturale condotta dal Centro Studi di Confindustria Toscana Nord Lucca Pistoia Prato per il trimestre luglio-settembre 2016, attraverso un campione statistico di 500 imprese manifatturiere con 10 o più addetti.

La tendenza si riflette sulla maggior parte dei macrosettori dell'area Lucca-Pistoia-Prato: il dato più negativo è quello del mobile (-9,8%), il dfato più positivo invece è quello più legato a Lucca, ossia quello del cartario (+2,5%).

«Il manifatturiero di Lucca, Pistoia e Prato, così come il complesso dell'industria italiana, si trova a operare in un contesto caratterizzato da grande incertezza – commenta il presidente di Confindustria Toscana Nord Andrea Cavicchi – le incognite vanno dai fattori nazionali agli scenari europei. Le nostre imprese comunque reagiscono e rimangono sostanzialmente agganciate all'andamento del manifatturiero nazionale, con punte di eccellenza che riescono ad andare anche ben oltre».

Per quanto riguarda Lucca l'industria manifatturiera ha visto prima affievolirsi e poi interrompersi la lenta crescita che durava ormai da due anni. L'andamento produttivo settoriale risulta abbastanza eterogeneo, con più settori che mostrano primi segnali di difficoltà e alcuni che riescono a mantenere il proprio cammino di crescita lenta. Tra questi ultimi: la produzione di macchinari, in cui prevale la meccanica per la carta (+4,2%), il cartario cartotecnico (+2,3%). «Per la prima volta – è il commento della vicepresidente di Confindustria Toscana Nord Cristina Galeotti – dopo due anni, la crescita della nostra provincia si è interrotta. Il freno al recupero della produzione industriale ai livelli pre-crisi è dovuto a diversi fattori comuni al resto del Paese, come una domanda interna poco vivace, scarsa competitività dei fattori produttivi. Ma occorre sottolineare che l'eterogeneità del nostro sistema produttivo, premiante nei periodo di crisi, finisce spesso per essere penalizzante in quelli di ripresa».

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