Sicurezza
Tambellini incassa l’assist di Rossi
Il Governatore al Tirreno: ricandidare il sindaco uscente. E le primarie sembrano essere più lontane
LUCCA. Il sindaco Alessandro Tambellini incassa un appoggio di peso verso una ricandidatura che non passi dalle forche caudine delle primarie: quello del presidente della Regione Enrico Rossi che, in un intervento sul Tirreno di ieri ha scritto chiaro e tondo che le primarie a Lucca (così come a Pistoia, dove c’è un sindaco Pd al primo mandato) sarebbero un errore: «Ringrazio il presidente Rossi, la sua è una posizione di molto buonsenso e inclusiva - ragiona il sindaco -. Va nella direzione che vede il Pd come l’unico partito oggi in grado di elaborare una prospettiva politica di ampio respira».
Già presentando, qualche settimana fa, il proprio libro “Rivoluzione Socialista” nell’auditorium della Fondazione Banca del Monte, il governatore Rossi aveva chiuso le porte a primarie in caso di sindaci uscenti. Ora mette questo nero su bianco, fornendo un assist a Tambellini, con il quale (certo non è un mistero) i rapporti sono buoni sia sul piano personale che su quello politico: proprio Firenze - tra l’altro - è stata partner indispensabile nel disinnescare la potenziale bomba rappresentata dai cantieri del Piuss, i cui finanziamenti vincolati a tempistiche stringenti sono stati sostituiti da fondi regionali.
Ora l’appoggio di Rossi può contribuire a disinnescare un altro pericolo che potrebbe essere devastante nel Pd lucchese, con riflessi inevitabili sul livello regionale: quello di primarie che vedano una lotta fra il sindaco uscente e altri competitor (di sicuro ci sarebbe il presidente del consiglio comunale Matteo Garzella, mentre il consigliere regionale Stefano Baccelli non ha ancora sciolto le riserve). O - e forse per i dem sarebbe ancora peggio - lo scenario potrebbe essere quello di un Tambellini che non accetta di partecipare alle primarie (come ha più volte annunciato) e si candida in autonomia contando su un paio di forti liste civiche più altri “cespugli” che già si stanno organizzando. Difficile dire se e quanto l’uscita di Rossi inciderà in tutto questo dibattito. Certo sembra rendere più solida la posizione di Tambellini in vista del redde rationem che ha una data ben precisa: il 4 dicembre, giorno di svolgimento del referendum costituzionale e momento nel quale tanti nodi verranno al pettine.
Detto in maniera sbrigativa: se vincerà il “No”, l’ago della bilancia si sposterà verso una ricandidatura di Tambellini senza primarie, con i renziani del Pd che chiederanno garanzie su candidature e posti nella futura giunta. Uno scenario che potrebbe mettere fuori gioco, almeno per quanto riguarda l’ambito Pd, Matteo Garzella. Che difficilmente potrebbe presentarsi contro il suo partito dopo aver firmato, in solitaria, il “patto di lealtà”.
Se, invece, i cittadini promuoveranno la riforma Renzi-Boschi, le primarie resteranno all’ordine del giorno. Così come i rischi per il Pd di andare allo scontro con un sindaco che si ricandida in autonomia: il risultato potrebbe essere un indebolimento della sinistra a favore del centrodestra (che, a sua volta, non ha ancora indicato un proprio candidato). Situazione complicata ancor di più dal fatto che al momento non si riesce a trovare un sostituto di Francesco Bambini, dimessosi qualche settimana fa dalla carica di segretario comunale. Dubbi e complicazioni che alla fine potrebbero consigliare a Stefano Baccelli di restare a Firenze. A ogni buon conto, il partito (c’è chi parla direttamente di un’iniziativa di Andrea Marcucci) ha commissionato un sondaggio a tre fra Tambellini, Baccelli e Garzella. Per avere qualche numero, dopo tante parole.
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