Il Tirreno

Lucca

Da Lucca a Firenze: gli angeli del fango dell’istituto Giorgi

di Barbara Antoni
Da Lucca a Firenze: gli angeli del fango dell’istituto Giorgi

La storia degli alunni della terza elettrotecnica del 1966 nel racconto del loro insegnante Giampiero Landucci

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LUCCA. Il 4 novembre 1966 Giampiero Landucci stava svolgendo la sua opera di volontario del soccorso alpino a Orto di Donna, in Garfagnana: con un altro volontario estrasse un uomo caduto in un canalone. Lo salvarono: se la cavò con un braccio rotto. Al ritorno a Lucca - non c’era internet allora - seppe dell’alluvione che aveva travolto Firenze e minato il suo patrimonio artistico e letterario.

L’indomani mattina era a scuola, al tecnico Giorgi dove insegnava elettrotecnica. Aveva 29 anni ed era un docente particolarmente amato, per la sua professionalità ma anche per la sua età così vicina a quella degli alunni. A scuola Landucci parlò ai suoi studenti sedici-diciassettenni della terza Et (elettrotecnica) del disastro compiuto dall’alluvione. Col suo spirito da volontario, travolse le loro coscienze, le infiammò: il lunedì dopo il 4 novembre, racconta Landucci, oggi 79 anni portati benissimo, «eravamo tutti e venti sul treno per Firenze, io e gli alunni della terza Et. Ben equipaggiati perché li avevo istruiti secondo la mia esperienza: panino, bottiglia d’acqua e stivaloni per entrare nel fango».

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Arrivato alla stazione di Santa Maria Novella a Firenze, il gruppo dei giovani lucchesi (nella foto, una parte degli studenti, i cognomi: Sanatori, Mazzoni, Battistoni, Cesari, Carboncini, Biagi, Bigongiari, Cardella, Nuti, Cerri, Bianchi, Moriconi) con il prof di elettrotecnica fu fermato dai volontari che erano là. «Cosa siete venuti a fare?», domandarono loro. «Rispondemmo - racconta Landucci - che eravamo andati per dare una mano dove serviva. I volontari non esitarono: ci mandarono dritti alla biblioteca Nazionale. Ma prima ci offrirono una bevanda calda, per rigenerarci con il freddo che faceva».

Dalla stazione alla a Nazionale il gruppo lucchese camminò spedito. «Non immaginavamo - ricorda oggi l’insegnante - cosa ci saremmo trovati davanti». Trovarono il fango che aveva inghiottito migliaia e migliaia di libri. E ci si tuffarono, si sistemarono a catena per estrarli, riportarli alla luce e consegnarli - passandoseli di mano in mano - a chi li avrebbe portati nelle cartiere a essiccare e poi a essere ripuliti. «So che molti di quei libri - spiega Landucci - furono portati anche in Lucchesia, nelle cartiere che avevano lo spanitoio».

«Durò una sola giornata, ma il ricordo di quell’esperienza è indimenticabile», è Landucci che ricorda. Nei decennali dell’alluvione, gli angeli del fango lucchesi sono stati sempre invitati dal Comune di Firenze alle celebrazioni. È accaduto dieci anni fa, per i quarant’anni, e anche pochi giorni fa, per i cinquanta. Il professor Landucci c’è sempre andato, sempre in prima fila anche se il gruppo di quella fantastica terza Et col tempo si è un po’ sparpagliato: il 4 novembre scorso con lui c’erano Adolfo Moriconi, Mauro Bianchi, Giancarlo Cerri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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