Il dolore
Una folla per l'addio a Giorgio, “uomo buono”
In tantissimi al funerale di Mura, nella chiesa di San Marco: ricordato il suo impegno in politica e nell’Asl
LUCCA. Non è stato un caso se la prima lettura del funerale di Giorgio Mura, il consigliere comunale morto improvvisamente a 65 anni nella notte fra giovedì e lunedì, proveniva dal libro di Giobbe, il testo che nella Bibbia pone la domanda più scomoda: «Perché a me, perché mi sono meritato questo?». Padre Giampaolo Salotti, cappellano dell’ospedale San Luca, amico di Mura e celebrante la funzione non nasconde la portata della tragedia per la scomparsa: «Quando l’abbiamo saputo - dice nell’omelia - ci siamo sgomentati e ci siamo chiesti: cosa faremo ora?».
Padre Giampaolo dà così voce ai tanti, tantissimi che ieri pomeriggio gremivano la chiesa parrocchiale di San Marco e anche a quelli costretti a rimanere fuori, sotto un’acquerugiola intermittente quanto fastidiosa. Domande scomode, perché - sempre parola di padre Salotti - «Giorgio era un uomo buono, una persona che in tutta la sua vita ha aiutato gli altri e vissuto nel segno dell’amicizia. Quanti di voi - e qui si rivolge alla folla seduta nelle panche - hanno trovato un lavoro grazie a lui, e grazie a lui hanno potuto costruire una famiglia?».
Assiepati nella chiesa di San Marco ci sono i rappresentanti delle tante vite vissute in contemporanea da Mura: innanzitutto i colleghi dell’azienda sanitaria, per la quale Mura ha lavorato per quarant’anni entrando come infermiere e poi ricoprendo vari ruoli, compreso quello di presidente del Centro studi e formazione. Poi l’altra grande passione, quella della politica. «Una politica - ha messo in chiaro padre Salotti - che non è quella di chi è attaccato alla poltrona, ma quella di chi lavora per la gente e con la gente per creare un modo che sia migliore e più giusto».
È impossibile, inutile e anche, forse, di cattivo gusto fare la conta di chi era presente. Basti dire che in chiesa erano presenti gran parte dei rappresentanti istituzionali del Comune, dal sindaco Alessandro Tambellini (che ha anche fatto un ricordo pubblico di Mura) alla giunta, ai consiglieri, ai dipendenti di palazzo Orsetti.
E poi tantissimi cittadini comuni, che hanno incrociato Mura durante i suoi tanti impegni. Tutti a ricordare il sorriso e lo sguardi di «un uomo buono», di chi era in grado di tranquillizzare con poche parole. Ma anche di chi aveva ben in mente il valore della comunità e dello stare insieme: «Era nel consiglio pastorale dell’ospedale - ha ricordato padre Salotti - e voleva che ogni nostra riunione terminasse con un pasto in comune. Noi ci chiediamo oggi cosa possiamo fare senza di lui. Ma proprio lui, se fosse qui, sarebbe il primo a dirci di non piangerci addosso. E a dire che bisogna ricominciare, come ha sempre fatto lui durante la sua vita».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
