La manifestazione
BIKI, LA MODA E IL NONNO PUCCINI
FLAVIA PICCINNI. Fra gli anni Trenta e Quaranta, lo stile milanese era appannaggio di una donna con gli occhi vispi e i capelli messi a incorniciare un volto scavato. Le immancabili perle (tre fili)...
FLAVIA PICCINNI. Fra gli anni Trenta e Quaranta, lo stile milanese era appannaggio di una donna con gli occhi vispi e i capelli messi a incorniciare un volto scavato. Le immancabili perle (tre fili) al collo, e l’aria da condottiera. Mi imbatto in lei facendo ricerche sulla moda italiana ai tempi degli esordi di Pitti e su Irene Brin, di cui mi sto lungamente occupando per un libro. C’è una foto molto bella, in bianco e nero, dove porta un turbante e una lunga mantella con le maniche a pipistrello. Si mostra come l’essenza del glamour e del made in Italy. Il suo nome, di primo acchito, non mi dice niente: Elvira Leonardi Bouyeure. Il suo soprannome invece mi apre un’epoca. Lei è Biki, secondo lo pseudonimo (che nacque come scherzoso nomignolo) che per lei aveva trovato suo nonno: Giacomo Puccini. Biki da birichina, come aveva decretato “Tato” Puccini, così amava chiamarlo lei. Del rapporto dei due si sa poco, ma pare che Puccini fosse segretamente innamorato della vitalità di questa giovane bambina bizzarra, pazza per i cambi d’abito, i colori e gli azzardati accostamenti. Anche grazie a Puccini, la giovane Biki crebbe in un ambiente elegante, colto e raffinato che mescolava letteratura, musica, teatro, arte e moda. L’ambiente che la formò. Il meglio di Milano - quello che ruotava intorno al compositore Puccini, ma anche del cinema e della letteratura - diventò pane per la giovane bambina, che aveva un unico grande sogno nella vita: diventare una sarta d’alta moda. Un sogno che riuscirà a realizzare grazie all’ispirazione della haute couture parigina. Proprio a Parigi Biki decide di diventare una stilista. E’ il 1934 e Biki decide di aprire un atelier milanese. Lo fa in via Senato 8. Nasce una scheggia impazzita di moda. Biki disegna abiti meravigliosi che riportano la donna al sogno. E proprio grazie a Gabriele D’Annunzio quel soprannome che fino ad allora era stato Bicchi, diventa Biki. E sarà sempre D’Annunzio - noto per la sua capacità di trovare nomi e pseudonimi con una rapidità e una capacità incredibili, come aveva fatto con Liala - a suggerirle anche un nome storico per la linea di lingerie: Domina. Fin dall’inizio è un successo. Biki non si lascia appiattire solo dall’alta moda, abiti da sogno e da galà, ma si dedica anche a tailleur, costumi da bagno, abiti da tutti i giorni. La cifra è incredibile: bellezza e lusso. Stoffe sinuose e avvolgenti, colori decisi come blu e verde, disegni arditi conquistano la Milano bene (fra le sue clienti c’è anche Edda Ciano Mussolini). Arriva anche l’amore: nel 1936 convola a nozze con Robert Bouyeure, collezionista d’arte e antiquario. La guerra trascina Biki, che aveva incominciato con i maglioni di lana colorata tricottata per i militari a farsi conoscere, in uno spiraglio di silenzio. Con la fine del conflitto, si associa al Centro italiano della moda di Marinotti, inizia a utilizzare nuove fibre sintetiche e artificiali, si confronta con grandi miti come Marucelli e Schön. Veste Maria Callas, incontrata nel 1951 nel salotto di Wally Toscanini. Ed è grazie a Biki che la Callas diventa un cigno: da donna sovrappeso e spesso malvestita, Biki la rende una signora. Ed è così che la sua fama conquista l’Europa, e gli Stati Uniti. Capisce che con gli anni Sessanta un’epoca è finita, lo fa molto più in fretta di altre sue colleghe: decide di accordarsi con la grande industria per produrre in scala i suoi abiti. Nasce Cori-Biki. Ed è un nuovo successo. Le donne italiane la amano. Amano il suo estro, la sua creatività, la sua musicalità. A guardare i suoi abiti, pare di incontrare proprio la musicalità negli accostamenti propri del nonno, il suo essere imprevedibile, la passione per quelle brevi vacanze lucchesi di cui Biki ogni tanto parla. Dopo una carriera folgorante, muore a Milano nel 1999. Finisce dimenticata, ma una manciata di mesi fa la sua anima riemerge proprio a Milano nella sfilata di Dolce e Gabbana, sul palco della Scala, dove modelle bellissime sfilano con abiti ispirati al mondo di Puccini, da Turandot a Madama Butterfly. E la storia di Puccini e di Biki, nipotina dispettosa del nostro più grande compositore, anche solo per una sera, sotto i riflettori messi a illuminare stucchi e ori, torna a incantare.
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