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Truffa delle campanelle In tre restano ai domiciliari

Truffa delle campanelle In tre restano ai domiciliari

Due fratelli e una complice, tutti di Capannori, coinvolti nell’operazione Gamble L’inchiesta sui giochi truccati nelle aree di servizio partita da un programma tv

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CAPANNORI. Dovranno attendere agli arresti domiciliari il prosieguo dell'iter processuale nei loro confronti i tre persone di Capannori accusate di essere dei truffatori. Così ha stabilito la Corte di Cassazione sul ricorso dei fratelli Paolo e Bruno Bottari, e di Tamara Nannini, che avevano chiesto la scarcerazione a seguito della riduzione della misura cautelare dal carcere ai domiciliari per truffa aggravata. La banda agiva nelle aree di servizio dell'autostrada. Oltre 100 gli episodi contestati dalla Procura di Bologna che, a seguito di una serie di servizi della nota trasmissione "Striscia la Notizia" e dell'inviato "Mago Casanova", a maggio aveva chiesto e ottenuto gli arresti per i tre indagati. Ora dovranno aspettare il gup fissato per dicembre in regime di detenzione domiciliare.

Le indagini erano scattate nel dicembre scorso a Bologna, anche in seguito al servizio televisivo: il mago Casanova aveva documentato bene le tecniche del vero e proprio raggiro operato con il gioco delle "Tre campanelle". Il servizio, andato in onda l'8 dicembre del 2015, aveva mostrato chiaramente che non si tratta di un gioco di abilità: impossibile infatti scoprire sotto quale delle tre campanelle sia nascosta la pallina, per il semplice fatto che questa viene abilmente fatta sparire e nascosta poi sotto una campanella diversa da quella scelta inizialmente dal giocatore.

L'operazione "Gamble" aveva portato a 12 arresti tra emiliani, campani e lucchesi. Sarebbero oltre 150 le vittime cadute, dal settembre 2014 al luglio 2015, nella trappola del gruppo di truffatori che riusciva a ottenere profitti ingenti, che durante la stagione estiva potevano arrivare fino a 150.000 euro mensili.

Il fenomeno, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, andava avanti da anni, con almeno 150 persone che hanno fatto denuncia. Ma le vittime sarebbero in realtà molte di più. Ogni componente della banda aveva un ruolo: dall'adescatore al sedicente funzionario di banca che fingeva di mettere in guardia sulla truffa, fino alla "vedetta" che da un cavalcavia lontano alcuni chilometri monitorava l'eventuale arrivo di pattuglie della Polstrada. Tra le vittime, perlopiù anziani, c'erano anche stranieri o persone in vacanza con parecchio contante in tasca: uno di questi è stato derubato di 11mila euro.

In alcuni casi, durante i raggiri le vittime sarebbero state intimorite a tal punto da essere indotte a prelevare contante al bancomat dell'area di servizio per saldare i presunti debiti di gioco: una circostanza che ha indotto i gestori a rimuovere, a fine 2015, lo sportello automatico presente nelle aree di servizio autostradali dove avvenivano le truffe. Il processo continua.

Vincenzo Brunelli

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