La manifestazione
D’Urso scoperchia il caso S. Camillo
L’indagine della magistratura partita da una denuncia dell’ex direttore generale
LUCCA. Mazzette al San Camillo di Roma, 10 arresti. L’indagine della magistratura partita da una denuncia dell'ex direttore generale dell’Asl 2 di Lucca Antonio D'Urso.
I carabinieri del comando provinciale di Roma hanno arrestato 10 persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di corruzione, turbata libertà degli incanti, estorsione, falsità materiale in atti pubblici, peculato, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, circa la gestione di appalti presso l'Ospedale San Camillo.
Le indagini si sono concentrate, in particolare, anche su appalti di lavori di ristrutturazione dell'ospedale realizzati in occasione del Giubileo della Misericordia sul progetto per la ristrutturazione del pronto soccorso e la successiva realizzazione di nuovi posti letto. Complessivamente sono 26 gli indagati dalla magistratura romana.
L'inchiesta ha preso le mosse da una denuncia dell'ex direttore generale del San Camillo-Forlanini Antonio D'Urso, 54 anni. L’allora direttore generale protempore (da qualche settimana occupa la carica a Sassari) aveva riscontrato alcune irregolarità nell'ambito dei procedimenti amministrativi di affidamento degli appalti e aveva segnalato il tutto all'autorità competente, dando in questo modo fattivo contributo alle indagini. Un gesto da sottolineare per una persona che a Lucca ha lasciato ottimi ricordi: il dottor Antonio D'Urso è stato nonimato direttore generale dell’Asl 2 di Lucca nel gennaio 2012, in sostituzione dell'ingegner Oreste Tavanti, che aveva ricoperto la funzione per quasi un decennio. Nei suoi due anni lucchesi D'Urso ha gestito un periodo molto delicato per la sanità nostrana: il passaggio dal vecchio al nuovo ospedale. Un’operazione portata a termine con grande capacità, che gli ha permesso di guadagnarsi la stima dei lucchesi. Contattato al telefono conferma di aver fatto la denuncia che ha dato il via all’indagine della magistratura, ma non entra nel merito visto che gli inquirenti sono al lavoro. Alla domanda su un suo possibile ritorno a Lucca glissa con un laconico «Non si sa mai». (g.p.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
