Attenzione
Genovese: come sarà il futuro di Lucca Comics
Intervista al direttore che a fine anno lascerà il testimone a Emanuele Vietina: cinque giorni di festival, stop ai negozi temporanei di gadget e investimento sul museo del fumetto
LUCCA. Il futuro di Lucca Comics & Games? Lo storico (e dimissionario) direttore del festival del fumetto Renato Genovese lo vede sicuramente «in divenire», ma con due inevitabili presupposti. Ovvero: subito - o almeno al più presto - la riapertura del museo del fumetto in veste rinnovata e rivisitata secondo la vocazione di rappresentare un polo permanente e produttivo di cultura del fumetto - e il divieto a trecentosessantagradi di aprire temporary store di gadgets dall’edizione 2017 in poi della manifestazione. E un terzo punto fermo: il fatto che anche il prossimo anno l’evento sia spalmato su cinque giorni, dal 1° al 5 di novembre.
Così Genovese detta le priorità del futuro di Lucca Comics, creatura che sente a ragione molto “sua”, per le energie e il tempo profuso in oltre trent’anni di attività. «Nell’82 - ripercorre - realizzai la prima mostra per il festival, con la cooperativa Exit: il tema era il fumetto negli anni Cinquanta. Lavoravo a Radio Duemila all’epoca e capii che il mondo del fumetto era accessibile, che forniva molti stimoli. Collaborai fino all’88. Poi ne rimasi fuori per cinque anni, finché nel ’92 mi richiamarono e portai Lucca Games. Risale al 2000 il mio progetto Comics & Games».
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Come si appresta a lasciare la direzione del festival?
«Con grande soddisfazione e serenità per il futuro. I numeri di questa edizione, oltre le 270.000 presenze, sgombrano il campo a ogni dubbio. Tutti coloro che vi hanno partecipato hanno dimostrato assoluta fiducia nel festival. Lascio volentieri la carica di direttore a Emanuele Vietina. Penso comunque che se ci sarà la possibilità di continuare a seguire alcuni progetti per il festival, mi ci dedicherò volentieri».
Come ha visto la manifestazione quest’ultimo anno?
«La vedo vivere una trasformazione in parte programmata in parte naturale. Il nostro è un festival transmediale e crossmediale, di cultura popolare ma non solo, che si declina attraverso il cinema, la letteratura e altro. Il nostro compito è convogliare queste forze in una proposta artistica e culturale complessiva».
E il futuro?
«Lo vedo in divenire. Ma dobbiamo stare come sempre molto attenti ai segnali prima che il futuro si compia».
Cosa vuole intendere con questa affermazione?
«È indispensabile che nasca quella struttura permanente di museo del fumetto come polo internazionale di cultura dell’immagine per 365 giorni l’anno. Una struttura del genere godrebbe della stima dei partner, dovrebbe organizzare incontri settimana, produrre cultura per consultazioni, monografie. La richiesta c’è: solo quest’anno ho seguito cinque tesi di laurea su Lucca Comics, anche di studenti di economia».
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Cosa manca per realizzare questa struttura?
«Per noi non esistono problemi: la struttura c’è. Abbiamo già consegnato il progetto operativo. L’unico problema è la firma dell’incarico di servizio con il Comune. Che da parte sua, in quanto proprietario dell’immobile, deve procedere alla ristrutturazione. I soldi ci sono: sono quelli stornati dal Piuss ed erogati dalla Regione. Ci hanno dato la tregua per la manifestazione, mi auguro che la situazione si possa sbloccare quanto prima».
Si è notata una diversificazione nel pubblico di Lucca Comics & Games: più visitatori comuni, meno specialisti. Cosa dice?
«Il pubblico appassionato e competente è cresciuto. E paga il biglietto. È aumentato però anche il pubblico che non paga il biglietto, perché noi la cultura la diamo anche gratis. Confermo la stigmatizzazione che abbiamo già evidenziato con Vietina: basta con i temporary store. Se durante il festival lasci che siano aperti quaranta negozi brutti ma che in parte offrono quello che si trova nei padiglioni, perché pagare il biglietto, possono domandarsi alcuni. Non ho niente contro questi visitatori, ma credo che d’ora in poi questi temporary store debbano essere vietati. Noi abbiamo fatto un investimento di cinquant’anni sulla manifestazione. Non è giusto che uno venga a godersela a sbafo».
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Il Family Palace è uno dei padiglioni più visitati, dove l’accesso è gratuito. Qualcosa potrebbe cambiare nella sua fruizione?
«Penso che in qualche modo dovremo ricondizionarne la gratuità».
C’è già un’idea su come si svilupperà il festival quanto a location?
«Quella di piazzale Arrigoni, dove abbiamo montato il Golden Globe era un’area delicata, ma bisognava festeggiare i cinquant’anni in modo adeguata. Ogni nuova location verrà decisa in modo cauto e meditato. Per fare un esempio, la decisione di collocare il Golden Globe in piazzale Arrigoni è scaturita dalla linea di utilizzo di Villa Bottini anni fa. Il presupposto per scegliere nuove location e che siano caratterizzate da contenuti forti».
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