Il Tirreno

Lucca

Un’astronave atterrata sulla città

di FLAVIA PICCINNI
Un’astronave atterrata sulla città

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di FLAVIA PICCINNI

Sembrano un’astronave che ogni anno atterra sulla nostra città, e ci racconta come potrebbe essere Lucca se quella spocchia borghese fosse squarciata. A seconda di chi ascolti, senti che vanno a battesimo come l’“invasione colorata” o “l’orda dei nerd”.

A fare da bilancia, oltre naturalmente l’indole personale, è il luogo dove uno vive e soprattutto il lavoro che fa: se per i commercianti il flusso che sta popolando la città equivale all’età dell’oro - tanto che venerdì pomeriggio, quando la partecipazione era stata contenuta, si avvertiva netta la paura che questa edizione, che si avvia a grandi passi a essere quella baciata dal sole e soprattutto dei record, si rivelasse un flop -, i residenti sorgono la bocca, e ancora peggio fanno quelli che per un verso o per l’altro non riescono a partecipare alla monetizzazione globale che per Lucca sono i Comics&Games.

In mezzo ci stanno quelli che guardano e non partecipano, che commentano come si farebbe con qualcosa che viene proposto dalla televisione, e che è distante ma misteriosamente affascinante. Anche perché - alla fine - ti accade giusto sotto la finestra di casa. E poi ci sono quelli che splendono di luce riflessa, che vanno a preparare panini a nero, che affittano un buco in città per farcirlo di giocattoli, ramen e qualsiasi cosa abbia un’attitudine manga.

E poi ci sono quelli che criticano, sopratutto su Facebook. Dalla pagina sul social network dei Custodi della Città per Gli Stati Generali, che paiono dire cose intelligenti anche se un po’ antiche, e partono da un assunto forse un po’ inquietante - «abbiamo tutto: possiamo scegliere tra più luoghi dove incontrarci e svolgere le nostre attività, non avremo problemi a reperire finanziamenti, abbiamo contatti importanti che assicurano interesse e appoggi, un bacino di collaboratori competenti, osservatori e partecipanti enorme (oltre 700), tuttavia, in questa fase iniziale, fatichiamo a formare un gruppo stabile e coeso che dia concretezza alle idee» -, fiocca il commento che sintetizza un po’ lo spirito di molti rispetto alle istantanee trasformazioni di locali e attività: «Il bottegaio avrà una licenza per vendere certe categorie merceologiche... ora, sicuramente in via eccezionale, in deroga alle normative mi auguro su ordinanza del sindaco (ma vorrei vederci chiaro), fa strano veder trasformare un negozio in un altro nel giro di 24 ore. Passare dalle acconciature ai panini, dalle biciclette ai pupazzetti. C'è qualcosa che non va».

Social pensiero. E poi ci sono quelli che dicono che può essere un biglietto da visita per Lucca eccezionale e che potrebbe essere fatto di più (forse, però, sopravvaluta l’interesse che questa città può provocare nel target di riferimento della manifestazione).

Per la maggior parte comunque Lucca Comics&Games resta un’astronave su cui sarebbe bello (e difficile) salire. Un astronave che festeggia i cinquant’anni, e che racconta la storia di un sogno, e di una grande determinazione.

Racconta come con la perseveranza - una perseveranza intelligente, che non si fa contaminare, che è flessibile nei modi ma inflessibile negli obiettivi; una perseveranza che fa venire in mente le parole del guru Robert Half secondo cui «la perseveranza è ciò che rende l’impossibile possibile, il possibile probabile, e il probabile certo» - possa fare molto, contro tutti i pensieri canonici, ripetitivi, contro gli opportunismi e a favore del benessere collettivo.

Forse serve un cambio di rotta. Più che provare ciecamente a somministrare al popolo dei Comics la medicina “cattiva” che pare essere la nostra città con tutti i suoi monumenti, e la sua storia, potremmo piuttosto provare a elaborare un’offerta mirata (la prima regola del marketing è infatti parlare al pubblico di riferimento, perché non tutti capiamo lo stesso linguaggio) e fare in modo tale che questa venga spalmata durante l’intero anno, così da invogliare a creare un filo continuativo con la città.

La fantomatica scuola del fumettodella quale si discute da decenni, una sartoria per i costumi dei cosplayer (come ha intenzione di mettere in cantiere la sarta Lida Giusti, che da anni collabora alla creazione di complessi personaggi), un laboratorio del gioco che si leghi con il prestigioso premio Gioco dell’Anno che ogni fine ottobre viene assegnato proprio durante i Comics, delle mostre fotografiche itineranti nei luoghi culto e di cultura. Per quale motivo anche casa Puccini non può diventare sede di un’esposizione di fumetti?

I vecchi e rigorosi parametri di una volta, ormai non hanno più senso. Le cose cambiano. Citando gli Afterhours “Non c’è niente che sia per sempre”.

Vent’anni fa i Comics erano considerati una iattura e il loro svolgimento fu addirittura messo in discussione. Adesso sono la benedizione.

Trovare una lingua per comunicare con il pubblico che vi partecipa è la vera sfida, per organizzare delle proposte continuative e forse spiegare a noi locali come il fumetto non sia solo una partita economica, ma anche di cultura e sentimenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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