Il Tirreno

Lucca

I negozi a tempo sono già più di 30

di Alessandro Bientinesi
I negozi a tempo sono già più di 30

Troppi punti vendita che dureranno per i giorni dei Comics Comune e associazioni di categoria studiano come limitarli

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Le prime vetrine in allestimento si sono iniziate a vedere già dalla giornata di ieri. Il centro storico di Lucca inizia a cambiare volto, infatti, non solo per gli stand allestiti praticamente in ogni angolo di città, ma anche per l’invasione dei temporary store. Sono già 30, come confermato dall’assessore Giovanni Lemucchi, le richieste di avvio attività depositate presso l’ufficio Suap del Comune. Anche se oggi ne potrebbero arrivare almeno un’altra decina, in linea con quelle dello scorso anno.

Si tratta di negozi che dureranno giusto il tempo della kermesse (cinque giorni dal 28 ottobre al 1 novembre) e che venderanno fumetti, gadget, oggettistica e merce di vario genere legata al mondo dei Comics e dei games.

Una vera e propria concorrenza che «rischia - parole di Renato Genovese ed Emanuele Vietina, rispettivamente direttore e vicedirettore dell’evento - di uccidere la manifestazione». Il discorso è semplice: se in giro per la città ho a disposizione gratuitamente 30 negozi a tema (forse saranno di più alla fine della giornata) e posso godere della vista e del divertimento dei cosplayer, il biglietto a che serve?

Da qui l’ipotesi per il prossimo anno, anche se come ultima possibilità, di chiudere il centro storico a chi è sprovvisto di biglietto. «Su questa ipotesi non posso che essere contraria - afferma la direttrice di Confesercenti Lucca Valentina Cesaretti -. Lucca non è un museo, ma una città aperta. E in generale non mi sembra una scelta sensata. Chiaramente i temporary store vanno limitati, su questo siamo tutti concordi. Per certi versi si tratta di una forma di concorrenza sleale. Le scelte fatte dall’amministrazione per limitare i temporary store alimentari, che saranno soltanto 4, possono essere applicate anche ai negozi a tempo di diverso tipo».

Sulla stessa linea anche Rodolfo Pasquini di Confcommercio. «Il vero boom dei temporary store ci fu quattro anni fa - spiega Pasquini -. Al tempo venne preso, e in parte era anche vero, come il segnale della crescita esponenziale della kermesse. Adesso, in particolare per quelli di tipo alimentare ma non solo, questo è un problema da affrontare. Anche perché per molti commercianti l’affitto del proprio fondo è diventato un introito importante in un momento di crisi. Ma il fenomeno, con un tavolo da organizzare con amministrazioni e associazioni di categoria, va studiato per trovare idee utili per limitarlo. E chiudere il centro è una delle vie da non percorrere».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web