La protesta
Nel mirino gli appartamenti in affitto
Il Comune passerà al setaccio gli annunci sui siti (Airbnb in testa) e verificherà eventuali irregolarità. Stretta anche dalla Regione
LUCCA. Controlli incrociati, almeno due leggi al vaglio, una nazionale e una regionale, oltre a una regolamentazione più stretta contro gli abusivi. Se non è una guerra a chi affitta l’intero appartamento o semplicemente una stanza della propria abitazione poco ci manca. E Lucca, secondo uno studio del 2016 di Federalberghi Toscana, è la seconda città dopo Firenze per numero di alloggi Airbnb. Il più famoso portale al mondo per quanto riguarda gli affitti turistici e per il quale si sta cercando una normativa in grado di regolamentarlo.
Come detto a Lucca, dove è attiva da tempo una commissione per la lotta all’abusivismo, sono in corso da alcune settimane i primi controlli incrociati su chi affitta una o più stanze o l’intero appartamento di proprietà. Secondo Federalberghi sono 1275 gli alloggi pubblicizzati su Airbnb, una media di 70 per abitante in linea con Firenze che si ferma a 66 per abitante. Adesso, però, il Comune di Lucca vuole capire, in attesa di una normativa in grado di regolamentare il fenomeno, chi svolge o meno questa attività lavorativa in maniera regolare o meno.
«Confermo che stiamo facendo un’azione di monitoraggio per il contrasto all’abusivismo - spiega l’assessore Giovanni Lemucchi -. Difficile avere dei dati sugli affitti turistici, ma pur non avendo una certificazione del fenomeno, Airbnb in testa ma non certo il solo, cerchiamo di fare delle verifiche. Con i nostri uffici proviamo a capire prima di tutto chi non denuncia il numero corretto di camere. Molte strutture, infatti, denunciano un numero di camere, magari inferiori alle 6, quando in realtà ne hanno molte di più. Consentendo, dunque, un notevole risparmio a livello di tassazione. Chi non fa cose consentite o aggira le normative sarà il primo ad essere individuato».
C’è, poi, l’intero capitolo di Airbnb. «Il tema degli affitti degli appartamenti, anche su impulso di Anci, a Lucca è molto importante - conferma Lemucchi -. Qui bisogna capire chi fa questa attività saltuariamente oppure la rende una vera e propria attività imprenditoriale. Monitoraggio e controllo da parte dei nostri uffici viene fatto andando a vedere sui vari siti, Airbnb ma anche Booking e molti altri ancora, che pubblicizzano l’affitto di camere o interi appartamenti. Passiamo, poi, a controllare se per l’indirizzo in questione, o in relazione al proprietario di casa e al tipo di annuncio pubblicato online, esista in Comune una Scia che denunci l’inizio dell’attività di affitto turistico o meno».
In questa fase non ci saranno controlli della Polizia Municipale casa per casa, certo, ma la lente d’ingrandimento dell’amministrazione andrà a scandagliare il fenomeno Airbnb anche se molto vasto.
Non solo, in questi giorni è sono al vaglio due leggi. Una nazionale sulla sharing economy, che potrebbe prevedere per chi promuove la propria attività online di pagare una cedolare secca ai siti, anche se è quella approvata dalla giunta regionale a “spaventare” chi affitta su Airbnb e altre piattaforme simili. Se il testo sarà confermato in consiglio regionale, infatti, chi affitta per più di 90 giorni l’anno con la nuova legge sarà obbligato ad aprire partita iva e diventare imprenditore.
«La partita a livello normativa è ancora lunga - dice prudentemente Valentina Cesaretti, direttrice Confesercenti -. La legge regionale dovrebbe andare a frenare l’attività di chi affitta pur senza avere una regolare licenza, non versando i tributi e non pagando la tassa di soggiorno ad esempio. L’amministrazione comunale, però, ha già dato una stretta, in particolare nella lotta all’abusivismo. Bisogna capire che Airbnb è un portale turistico e chi si fa pubblicità fa promozione di un’attività lavorativa. E come tale deve pagare come fanno alberghi, affittacamere e altre attività ricettive regolari».
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