Il Tirreno

Lucca

Kme, il sì all’accordo allarga la crepa fra i sindacati

di Nicola Bellanova

I lavoratori danno l’ok alla ristrutturazione aziendale Rossi (Cgil): risultato ottenuto con pressioni e ricatti

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FORNACI DI BARGA. E che ristrutturazione aziendale sia, e pazienza se molte decine di operai metalmeccanici dovranno formarsi e trasformarsi come addetti ambientali. Il referendum tra i dipendenti dello stabilimento Kme di Fornaci di Barga, ha visto prevalere nettamente la linea del "sì" all'accordo prospettato nei giorni scorsi tra sindacati e azienda: 313 favorevoli, 146 i contrari, 10 le nulle e 5 le schede bianche. I seggi, aperti sui tre turni di lavorazione, si sono chiusi alle 22 con una alta affluenza di lavoratori: ben 474 su 563 aventi diritto. Dunque, i due terzi delle maestranze che si sono espresse in questo ennesimo referendum interno, hanno dato mandato ai sindaci di proseguire sulla strada della gestione degli esuberi attraverso una serie di misure che non saranno certamente indolori, ma per lo meno eviteranno licenziamenti di massa.

Dunque, a breve, ben 160 dipendenti tra casa madre e la EMoulds saranno spostati a Campo Tizzoro, sulla montagna pistoiese, per seguire dei corsi di formazione all'interno del progetto “Social Valley”, e si occuperanno della gestione di ambiente e territorio. In realtà, i dipendenti “prestati” a San Marcello sono 138, mentre altri 22 hanno optato per l'uscita volontaria. Tecnicamente, questo personale affittato alla Social Valley resterà sotto contratto con la Kme Group, ma sarà “prestato” al progetto Social Valley, che si occuperà della formazione specifica per un monte ore pari al 70% di quello dei metalmeccanici. Perciò, è stato deciso che il restante 30% sarà coperto coi contratti di solidarietà. Anche il trasporto da e per il luogo di lavoro sarà gratuito e rientrerà nell’orario di lavoro. Ormai, questo è certo, di quello che era il colosso metallurgico fornacino resterà ben poco. Anche perché, di fatto, dopo il 2018, quando cioè scadranno gli ammortizzatori sociali e il periodo di formazione, non si sa che fine faranno queste persone.

Il clima era teso già dalle scorse settimane quando, prima le divisioni tra i sindacati (la Fiom contraria alla bozza di accordo, Fim Cisl e Uilm Uil favorevoli a questo piano industriali) e poi le dimissioni dell'ormai ex direttore Giuseppe Pinto, avevano acceso e sconquassato quel clima di rassegnazione che serpeggia da tempo all'interno delle maestranze. E a caldo, le reazioni al verdetto delle urne sono contrastanti. Duro Mauro Rossi di Fiom Cgil: «La direzione di Kme ha ottenuto ciò che voleva: le pressioni ed i ricatti messi in atto hanno fatto sì che vincessero la paura e la rassegnazione. Adesso l'azienda avrà le mani libere per fare quello che voleva: espellere 138 lavoratori, oltre ai 22 che già se ne sono andati dalla fabbrica. Questi lavoratori saranno parcheggiati per due anni sulla montagna pistoiese per seguire corsi di formazione finalizzati, se va bene, alla ricollocazione di 38 persone in lavori in gran parte stagionali. Si tratta di un ulteriore passo verso il ridimensionamento dello stabilimento a cui altri passi seguiranno, con l'obiettivo esplicito di dimezzare l'organico aziendale. Ma una fabbrica come quella di Fornaci di Barga con 300 dipendenti prima o poi rischierà di non avere più senso». Per Giacomo Saisi, segretario provinciale di Uilm Uil, la questione è aperta: «La spaccatura sindacale ha spinto i lavoratori a volersi esprimere sull'accordo. Essi hanno capito che lo stabilimento non naviga in buone acque e che, negli ultimi tre anni, con i criteri di gestione precedenti abbiamo assistito solo ad un aumento degli esuberi. Non dobbiamo cantare vittoria, ma dobbiamo proseguire nel tentativo di ricollocare i lavoratori con nuove mansioni e, per farlo, avremo due anni di tempo. L'importante però è ritrovare unità sindacale». Infine, Narcisa Pellegrini di Fim Cisl: «È stato un voto di prospettiva per il lavoro, legata al rilancio e alla stanzialità del sito produttivo di Fornaci di Barga. Si è impedito che venissero licenziati 375 lavoratori di cui 275 solo a Fornaci di Barga, e questo di per se è già un risultato positivo». Di certo, nulla sarà più come prima.

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