Gioco
In carcere gli spacciatori di S. Anna
Ambulante e i suoi due figli da una decina d’anni monopolizzavano il mercato in piazzale Sforza
LUCCA. Da oltre dieci anni la zona di piazzale Sforza a S. Anna era teatro di uno spaccio continuo di sostanze stupefacenti: dalla cocaina all’hashish. Una terra di nessuno dove era difficile entrare e investigare anche per polizia e carabinieri. Adesso, al termine di un’indagine durata 10 mesi e diretta dal sostituto procuratore Aldo Ingangi, la squadra Mobile ha smantellato un’organizzazione a carattere familiare che deteneva il monopolio dello spaccio lucchese al minuto. Decine e decine i clienti abituali, centinaia quelli occasionali che arrivavano a pagare la polvere bianca 80 euro al grammo e potevano rifornirsi di stupefacente a tutte le ore del giorno e della notte. Un giro d’affari di decine di migliaia di euro al mese. Denaro che, puntualmente, veniva spedito all’estero: investito nell’attività di un altro componente della famiglia Jarmouni, tornato in Marocco dopo essere stato espulso e arrestato più volte per reati legati allo spaccio di droga, che ha aperto un negozio di abbigliamento e una lavanderia.
Gli arrestati. In manette sono finiti Ejjillali Jarmouni, 51 anni, da oltre venti residente a S. Anna, venditore ambulante e apparentemente preoccupato per i figli finiti nel giro degli spacciatori. In realtà, per l’accusa, vero motore dell’attività illecita. Per gli uomini della squadra mobile, infatti, sarebbe stato lui a curare i rifornimenti, recandosi a Pisa o tessendo contatti telefonici con i corrieri del Marocco, per gli approvvigionamenti. Capace pure di impartire gli ordini a moglie e figli maggiorenni e minorenni. Stando alla polizia in qualche circostanza lo stupefacente veniva occultato, forse anche a sua insaputa, nelle tasche di ragazzino di undici anni. Assieme al capo famiglia le porte del penitenziario di San Giorgio si sono spalancate anche per Mostapha Jarmouni, 19 anni, uno dei figli dell’ambulante, adesso residente con il padre, la madre e due fratelli minori in una casa di via del Tiro a Segno a S. Anna. Contestualmente gli agente della Mobile notificavano una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Riccardo Nerucci a Bendaoud Jarmouni, 29 anni, finito in carcere già nel 2009 nell’ambito dell’operazione «Alba Boys» e attualmente detenuto dal 22 agosto scorso perchè sorpreso dalla sezione antidroga della polizia in flagranza di spaccio nell’appartamento di via Turati a S. Anna dove la famiglia Jarmouni era andata a vivere prima ancora che venisse raggiunta dallo sfratto da parte dell’Erp dalla casa popolare di piazzale Sforza.
Il modus operandi. Ejjillali Jarmouni, nonostante le numerose inchieste che avevano coinvolto nel tempo i figli, aveva sempre tenuto un profilo collaborativo con le forze di polizia. Aveva confidato agli agenti la sua disperazione per la sorte toccata ai suoi ragazzi diventati mercanti di morte e pure loro finiti nel vortice della droga. In quel modo, stando all’accusa, era riuscito ad ottenere per la famiglia una casa popolare gestita dall'Erp per conto del comune di Lucca, proprio in piazzale Sforza. Quell’area era diventata il territorio della famiglia Jarmouni. Anche la moglie dell’ambulante - che al momento non è indagata - aveva una funzione precisa nell’ambito dell’attività di spaccio. Era la vedetta: fissa al davanzale ad osservare ogni minimo spostamento. Estate ed inverno, pioggia o sole. E quando notava persone estranee al giro dei consumatori o dei pusher dava l’allarme a modo suo. Iniziando ad urlare parole incomprensibili in lingua araba e provocando in quel modo l’allontamento dei consumatori e mandando in fumo il lavoro degli agenti in borghese.
L’indagine. Da gennaio ad oggi attraverso intercettazioni telefoniche e pedinamenti la polizia è riuscita a raccogliere elementi che proverebbero lo spaccio continuato. Secondo le accuse, il gruppo spacciava anche a minorenni dai 15 ai 17 anni. Studenti lucchesi, ma anche adulti insospettabili. Bastava avvicinarsi a piazzale Sforza, fare uno squillo su un cellulare o bussare alla porta della famiglia, ricostruisce la polizia, per veder spuntare uno dei due figli maggiorenni con la droga.
Il plauso di Sichi. L’assessore alla casa, Antonio Sichi, si complimenta con le forze dell’ordine per l’arresto dei tre Jarmouni.
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