Il Tirreno

Lucca

Legato e picchiato per un’ora nel bosco

di Gianni Parrini
Legato e picchiato per un’ora nel bosco

Venticinquenne sequestrato a Viareggio da tre coinquilini per questioni di droga Denudato e lasciato al freddo, poi l’arrivo degli agenti: ha rischiato di morire

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LUCCA. Lo hanno picchiato, buttato in macchina e portato nel bosco. Qui lo hanno denudato, legato al tronco di un albero e lasciato in balia del freddo per un’ora, scaldato solo da una scarica di calci e pugni. Una brutta storia, una di quelle di cui si sente parlare ai telegiornali ma che quasi mai hanno per sfondo la placida provincia lucchese. E invece, stavolta il “male” ha colpito proprio qui. Protagonisti di una vicenda in cui si mescolano droga, estorsione e sequestro di persona, sono quattro cittadini di nazionalità marocchina, domiciliati a Viareggio. Sono tutti irregolari sul nostro territorio e con curricula ricchi di precedenti di polizia per fatti di droga e non solo.

Nei giorni scorsi la combriccola si è procurata 100 grammi di cocaina. La “roba” viene nascosta in un’intercapedine che sorge tra il muro e il frigorifero dell’abitazione viareggina. Ma lunedì sera la droga è misteriosamente sparita: scatta la caccia al colpevole e in tre se la rifanno con il marocchino 25enne. Prima lo accusano di aver preso la coca per farne chissà cosa, poi passano alle maniere forti: lo aggrediscono e lo interrogano con metodi non certo da educande. Ma il giovane urla e i suoi coinquilini – ora divenuti aguzzini – si rendono conto che un appartamento non è il luogo adatto per trattamenti stile Abu Ghraib. Così lo caricano su un Alfa Romeo e lo portano in una zona boschiva e isolata di Pieve Santo Stefano. Qui lo denudano e lo legano al tronco di un albero, bloccandolo con i suoi stessi indumenti: la cintura che gli ferma un braccio, i lacci delle scarpe che immobilizzano le gambe, una canottiera stretta intorno al collo. «Tira fuori la droga, dicci dove l’hai messa o ti lasciamo qui», gli ordinano i tre connazionali, usando calci e pugni e per essere più convincenti. La tortura dura una cinquantina di minuti. Poi intorno alle 3,30 della notte tra lunedì e martedì, un residente della zona sente delle urla provenire dal bosco e chiama il 113. Sul posto intervengono due pantere della squadra volanti, diretta dal commissario Davide Caldarozzi: gli agenti percorrono via di Rugano e si addentrano nella fitta vegetazione. È buio pesto ma avanzano “a orecchio”, guidati dai lamenti dell’uomo. Lo trovano in stato di ipotermia: il medico che lo visita poco dopo sostiene che a quella temperatura (il termometro segna 10 gradi) non avrebbe retto un’altra ora .

Mentre due agenti liberano il sequestrato e chiamano un’ambulanza, altri due agenti perlustrano la zona. Lungo la strada notano un individuo a bordo di un’Alfa Romeo. È appisolato ma alla vista degli agenti sussulta e cerca di passare dal lato del conducente, probabilmente per darsi alla fuga. Non ci riesce: i poliziotti lo bloccano prima che possa girare la chiave. Si chiama Said Jermouni, ha 30 anni (il più grande della comitiva) ed è persona già nota alle forze dell’ordine e soprattutto nella piazza di spaccio viareggina. Viene arrestato in flagranza di reato per sequestro di persona a scopo di estorsione. Degli altri due marocchini, invece, non c’è più traccia: spariti.

Intanto i poliziotti interrogano il sopravvissuto: non dice granché ma gli investigatori della squadra mobile guidati dal commissario Sivlia Cascino riescono lo stesso a ricostruire l’accaduto. Così il giorno dopo, quando il ragazzo viene dimesso dal San Luca, gli investigatori lo pedinano a sua insaputa. Vista la tematica della vicenda, viene informata anche la Dda di Firenze, che coordina l’indagine. In meno di 24 ore il ragazzo viene contattato dai suoi aguzzini: temono di avere la polizia alle calcagna e vogliono convincerlo a ritirare la denuncia (cosa peraltro impossibile). Così fissano un incontro per il giorno successivo, il mercoledì. Il luogo scelto è la galleria D’Azeglio a Viareggio. Il sequestrato viene seguito dagli investigatori che bloccano i due connazionali appena si fanno avanti. Si tratta di Said Jarmouni, 22 anni, e Ejjillali Nasri, di 23. Vengono sottoposti a fermo di polizia giudiziaria portati in carcere (con il terzo complice), in attesa della convalida e dell’interrogatorio di garanzia.

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