Gioco
Utilizzo dei fanghi, interviene il Pd
Baccelli: «Regione e Arpat devono garantire supporto per il controllo in Toscana»
LUCCA. Attivarsi coi ministeri competenti per un aggiornamento della normativa nazionale che disciplina l'utilizzo dei fanghi di depurazione in agricoltura. In più portare avanti in modo sempre più approfondito attraverso Arpat l'attività di verifica del loro utilizzo. Questi gli obiettivi della proposta di risoluzione presentata dal gruppo Pd e approvata in consiglio regionale, collegata alla comunicazione dell'assessore Fratoni. A illustrarla in aula Stefano Baccelli, presidente commissione Ambiente e territorio. «Abbiamo apprezzato l'approccio pragmatico della comunicazione dell'assessore Fratoni, che ha messo a fuoco il problema, rendicontato l'attività espletata e elaborato proposte concrete per migliorare la situazione - ha spiegato Baccelli -. Proposte che condividiamo in pieno, in primis quella di una revisione delle leggi per approdare alla coerenza normativa che manca a questo settore. Abbiamo, infatti, da una parte una normativa datata, il decreto legislativo 99 del 1992, attuativo tra l'altro di una normativa europea, dall'altro il testo unico ambientale, che interviene sulla classificazione dei fanghi derivanti dal trattamento delle acque reflue.Riteniamo che la Regione, attraverso Arpat, debba continuare a garantire la massima collaborazione alla magistratura e che debba proseguire la sua capillare azione di controllo, anche prendendo spunto da questo progetto speciale per elaborare un piano organico di verifica sul territorio toscano».
«Di certo come gruppo Pd non possiamo che esprimere preoccupazione su questa vicenda e auspicare che venga fatta piena luce - ha concluso Baccelli -. Attendiamo ovviamente, com'è doveroso che sia, l'esito dell'inchiesta in corso. Non abbiamo apprezzato invece da parte dell'opposizione accuse ingenerose alla Regione Toscana e tentativi incauti di liste di proscrizione tra sindaci buoni e sindaci cattivi . A noi anzi sembra che i nostri amministratori locali siano in prima linea nel difendere la salubrità dell'ambiente e del territorio che rappresentano. Aggiungo a titolo personale un elemento che mi ha spaventato in questa inchiesta, l'aver visto coinvolti individui già condannati per comportamenti simili anni addietro. Credo che per arginare situazioni come questa sia necessario trovare modalità specifiche e meccanismi inibitori effettivamente efficaci nell'impedire la reiterazione di reati che destano tanto allarme sociale».
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