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L’idea di Garzella: segretario Pd scelto fra i consiglieri

L’idea di Garzella: segretario Pd scelto fra i consiglieri

Il presidente dell’assemblea lancia la successione a Bambini E attacca “Sinistra per Tambellini”: «Un errore clamoroso»

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LUCCA. Un segretario comunale che sia espressione del territorio. Di più: che provenga dalle file del gruppo consiliare del Partito democratico. La richiesta è del presidente del consiglio comunale Matteo Garzella, dopo le dimissioni di Francesco Bambini che hanno provocato, a catena, anche la destituzione dell’intera segreteria comunale.

«Credo - ragiona Garzella - che sia giusto ci sia una nuova segreteria che restituisca al Pd unità e orgoglio. E che il segretario sia espressione del territorio». Perché questo avvenga, però, ci deve essere l’accordo di tutto il partito lucchese. Così non fosse, continua Garzella, sarebbe la volta di un commissario esterno, «che sicuramente sarebbe una figura autorevole». Ma non, comunque, la prima scelta. Che per Garzella dovrebbe ricadere all’interno del gruppo consiliare democratico: «Si tratta di persone che conoscono il partito e l’amministrazione e che sarebbero di garanzia per dei mesi che abbiamo davanti e che si preannunciano impegnativi. Io do fin da ora tutta la mia disponibilità per contribuire a risolvere la situazione».

Già, perché in prima battuta c’è il referendum costituzionale del 4 dicembre: Garzella annuncia che a fine settimana lancerà un proprio comitato per il “Sì”.

Poi ci saranno (molto probabilmente) le primarie per scegliere il candidato sindaco del Pd. E infine - ma certo non per importanza - le elezioni amministrative della prossima primavera. Dove il centrosinistra rischia di arrivare in una situazione “balcanizzata”, con la grande incognita di cosa farà Alessandro Tambellini. Intanto è nato il gruppo che sostiene l’attuale sindaco “da sinistra”, con all’interno gli assessori Antonio Sichi ed Enrico Cecchetti. E proprio nei confronti di “Sinistra per Tambellini” Garzella non è tenero: «Credo che la nascita di questo gruppo sia il risultato “perfetto” dell’errore clamoroso di chi non ha sostenuto il patto di lealtà al Partito democratico che io avevo proposto e che nessuno ha voluto firmare. Evidentemente perché si pensava alla nascita di altre liste che correranno in contrapposizione al Pd».

La posizione di Garzella sul “patto” non si smuove, dunque, di un millimetro. Anzi: «Il silenzio che è seguito alla mia firma è stato imbarazzato, significa che ha dato fastidio. E questo, purtroppo è un sintomo di debolezza del partito». E Garzella non molla nemmeno sul percorso che lo dovrebbe portare a candidarsi alle primarie: «Io continuo i miei momenti di ascolto delle categorie e dei cittadini. Credo sia quello che il Pd deve fare».

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