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Rifiuti, Sistema ambiente chiede 1 milione al Comune e a Daneco
Presentata in commissione la richiesta di aumento di capitale per far fronte alle difficoltà economiche C’è crisi di liquidità per i problemi del socio privato che hanno indotto le banche a chiudere i rubinetti
LUCCA. Rifiuti, Sistema ambiente chiede ai soci un milione e 100mila euro per far quadrare i conti. Ieri mattina a palazzo Orsetti si è tenuta una riunione della commissione sulle partecipate per fare il punto sull’aumento di capitale richiesto da Sistema ambiente, la società che si occupa del servizio rifiuti, partecipata da Lucca Holding (51,9%) dal socio privato Daneco Impianti (47%) e in misura minore dai Comuni di Bagni di Lucca, Borgo a Mozzano e Fabbriche di Vergemoli.
Presenti, oltre ai membri dell’organo consultivo, gli assessore Francesco Raspini, Giovanni Lemucchi, l’amministratore unico di Lucca Holding Andrea Bortoli e ovviamente il presidente di Sistema ambiente Matteo Romani. Si è trattato di un incontro conoscitivo nel corso del quale Romani ha spiegato le motivazioni che hanno spinto l’azienda ad avanzare questa richiesta. In sostanza è venuto fuori che la situazione economica non è delle migliore, con una liquidità ridotta all’osso e un socio privato (Daneco Impianti), con più di un problema. Un quadro che ha messo in allarme le banche, che hanno chiuso i rubinetti nei confronti di Sistema ambiente. Per di più da quest’anno l’azienda si trova a gestire direttamente il rischio economico legato alla gestione dei rifiuti. Da inizio 2015, con l’introduzione della tariffa puntuale, i cittadini pagano direttamente all’azienda e non più al Comune: questo significa che eventuali mancati incassi per fatture non pagate incideranno direttamente sul bilancio della società che in precedenza veniva pagata in 12esimi dal Comune, che aveva avvocato a sé il compito di riscuotere la tassa. Tra un paio di anni Sistema ambiente potrà ricaricare i mancati introiti per morosità sulle fatture inviate agli utenti, ma per ora si deve arrangiare.
E a quanto pare gli incassi non coprono le spese: il servizio di raccolta e smaltimento ha costi che si aggirano sui 24 milioni di euro mentre l’introito è di circa 20 milioni. In sostanza dalle casse dell’azienda mancano più di 3 milioni di euro. E visto che fino al 2029 Sistema ambiente è in salvaguardia – non confluirà cioè nel gestore unico dell’Ato costa come invece faranno le altre aziende dei rifiuti partecipate dai Comuni – occorre rafforzare la società attraverso una ricapitalizzazione che porterebbe il capitale da 1 milione e 900mila euro a 3 milioni. Obiettivo primario dell’intervento sarebbe quello di rassicurare le banche per indurle a concedere maggiore liquidità all’azienda.
C’è poi la questione del socio privato: Daneco Impianti, un colosso nel settore dei rifiuti con impianti di smaltimento e discariche in tutta Italia. Ma un colosso dai piedi di argilla, visto che la società guidata dal presidente Massimo Ferlini, già consigliere comunale del Pci e del Pds a Milano poi trasmigrato a capo della Compagnia delle Opere, ha gravi carenze di liquidità e problemi a pagare i fornitori e le tasse all’erario. Una situazione che difficilmente consentirà di acconsentire all’aumento di capitale. In questo caso, il milione e 100 mila euro richiesto dovrebbe essere sborsato interamente dal Comune (ammesso che accetti). Così facendo, però, palazzo Orsetti diluirebbe anche la quota in carico a Daneco, portandola intorno al 35%. La volontà dell’amministrazione sarebbe anche quella di rivedere gli statuti, che al momento consentono al socio privato di nominare l’amministratore delegato di Sistema ambiente: attualmente la carica è occupata da Ferlini, mentre in precedenza era ricoperta da Valerio Bertucelli, dimessosi per incompatibilità al momento della condanna in primo grado per peculato nella vicenda Ersu, che lo vedeva imputato per aver effettuato (in qualità di presidente) spese personali con la carta di credito della società pubblica.
La commissione si riunirà nuovamente entro la fine del mese, quando verrà presentata la proposta di delibera su cui la commissione stessa (il cui parere non è vincolante) e il consiglio comunale si dovranno esprimere.
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