Il Tirreno

Lucca

Acqua, nella Piana la bolletta è più cara

di Luca Cinotti
Acqua, nella Piana la bolletta è più cara

A confronto le tariffe dei gestori nella nostra provincia: Geal e Gaia si dividono la palma della convenienza

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LUCCA. Tre gestori, tre tariffe differenti. Con scarti non certo “innocui” per le tasche dei cittadini contribuenti. La provincia di Lucca - Versilia esclusa - vede il proprio territorio diviso fra tre società che gestiscono il servizio idrico: Geal nel Comune di Lucca, Gaia nella Mediavalle e in Garfagnana, Acque nella Piana. Tutte e tre, con l’ultima assemblea dell’Autorità idrica toscana, hanno avuto il via libera all’aumento delle tariffe che hanno validità retroattiva a partire dal primo gennaio di quest’anno: per Geal si tratta di un più 6,5%, per Gaia di un 5% e Acque del 6,8%.

La tabella a fianco descrive la situazione mettendo a confronto nei tre “ambiti” territoriali quattro profili tipo, con consumi annui di acqua differenti, cercando di mostrare gli scarti fra i gestori e quanto inciderà l’aumento fra le tariffe in vigore nel 2015 e quelle di quest’anno.

In generale si può dire che Acque abbia, a parità di altre condizioni e senza considerare eventuali riduzione (che comunque devono essere richieste caso per caso) i prezzi più alti. E questo sia per quanto riguarda l’anno scorso sia per il 2016.

Se i contribuenti della Piana, dunque, non hanno di che star contenti, la situazione fra Gaia e Geal è più fluida. Anche qui con un’accortezza: il piano tariffario di Gaia (che oltre alla Valle del Serchio copre anche tutta la Versilia e parte della Montagna Pistoiese) prevede una tariffa più bassa per i comuni del “bacino montano”.

Detto questo, con le nuove aliquote per i consumi più bassi (nel nostro esempio 40 mc) Gaia fa pagare qualco spicciolo meno, mentre la situazione era invertita nel 2015. Si conferma, invece, un risparmio di due-tre euro per una famiglia che consumi 85 metri cubi di acqua l’anno. Su consumi più “importanti”, invece, Geal torna ad essere più conveniente: qualche euro per 107 metri cubi l’anno, molti di più per un consumo di 210 metri cubi.

Ma da dove nascono queste differenze, che possono essere anche di centinaia di euro? Per rispondere è necessario gettare un po’ di luce sul meccanismo di formazione della tariffa. Che da una parte si compone di una quota fissa, indipendente dal consumo dell’utente, e già qui si notano le differenze: nel 2016, infatti, la quota fissa di Geal è di 49,87 euro, quella di Gaia di 42,20 e quella di Acque supera i 50 euro arrivano a quota 53.

Ma il grosso della differenza sta nel calcolo delle aliquote sui vari “scaglioni”. Se tutti, infatti, inseriscono una fascia fino a 30 metri cubi con prezzi molto bassi (una sorta di “consumo sociale” in grado di tutelare lo strato più debole della popolazione), al di sopra di questa cifra tutto cambia. Da una parte i gestori decidono di posizionare i paletti degli scaglioni in maniera differenziata: ad esempio per Gaia e Acque il secondo va da 30 a 90 litri, mentre per Geal arriva a 135 metri cubi. Dall’altro lato, all’interno degli scaglioni le tariffe variano notevolmente. Moltiplicati fra di loro, questi due fattori fanno sì che alla fine le differenze in bolletta si sentano. Anche se - giusto dirlo - gestori e comuni mettono sul piatto una serie di iniziative per venire incontro a chi è in difficoltà, come quella presentata ieri da Geal e Palazzo Orsetti che prevede “rimborsi” per complessivi 75.000 euro a chi ha un Isee al di sotto dei 17.000 euro.

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