La protesta
Messaggi minatori ai vigili su Facebook
Indagato un 21enne di Altopascio: usava un falso profilo per spaventare forze dell’ordine e politici
LUCCA. Non ha perdonato loro di averlo arrestato e così ha iniziato a tormentarli su Facebook con messaggi minacciosi. È una brutta storia quella che ha per protagonista un 21enne di Altopascio, indagato per minaccia aggravata continuata.
Tutto inizia lo scorso novembre, quando il giovane sale sulla sua Opel e tenta di investire un tunisino con cui poco prima ha avuto una discussione. Viene arrestato dagli agenti della polizia municipale con l’accusa di lesioni personali aggravate. Ma quell’intervento delle forze dell’ordine non gli va giù e i vigili che lo hanno fermato finiscono sul suo libro nero.
In attesa del processo (fissato per il 20 novembre) il giovane, affetto da problemi psichiatrici e in cura da uno specialista, si chiude in casa. O meglio, nel garage. Qui allestisce una postazione web da cui si collega a Facebook con un falso nickname. Dal profilo fasullo “Vincé misericordioso” inizia a tempestare di messaggi minatori vigili e carabinieri intervenuti nel caso dell’investimento. In totale sono 8 le persone prese di mira tra gennaio e settembre. Tra queste c’è anche l’allora vicesindaco di Altopascio Francesco Fagni. I toni che il 21enne usa nei confronti delle sue vittime sono espliciti e violenti: «Possono passare anni ma voi avete il destino segnato, voi e le vostre famiglie». «Ti trovano morto e nessuno sa niente». Oppure: «Attento che quando vai a correre qualcuno ti schiaccia» o «I tuoi figli sono morti».
Parole chiare, ma altrettanto chiara è la risolutezza dei destinatari dei messaggi che subito si rivolgono alla polizia postale. Parte un’indagine che in breve permette di risalire all’indirizzo Ip e da qui al computer da cui vengono inviate le minacce. Le forze dell’ordine individuano il responsabile e parlano con i familiari. La madre è scossa e sorpresa: è una brava persona e non sa niente di ciò che il figlio sta combinando: «Ha seri problemi, da mesi se ne sta chiuso in garage dove mangia e dorme. Non riusciamo a tirarlo fuori», spiega agli inquirenti. Una perquisizione nel suddetto garage conferma la sua versione: gli agenti ci trovano di tutto. Rifiuti compresi. Il fascicolo di questa brutta vicenda è finito sul tavolo della dottoressa Lucia Rugani che dopo la chiusura delle indagini, valuterà un’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
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