Italia
La banda dell’ultima ora ha colpito altri 5 negozi
Bianchi e Lazzarini indagati per i raid messi a segno tra marzo e aprile nella Piana Si presentavano alla chiusura con una pistola finta. Il gip dispone i domiciliari
LUCCA. Sono sei in tutto: cinque riuscite e una tentata. Il duo di improvvisati rapinatori formato da Emanuele Bianchi (26 anni) e Andrea Lazzarini (32), ora si trova davvero nei guai. Ai due giovani della Lucchesia (uno è di Nave, l’altro di Lammari) arrestati il 5 aprile per la tentata rapina alla tabaccheria Biagini a Sant’Anna, ora vengono contestati altri 5 colpi messi a segno nei giorni precedenti. È ciò che emerge dalle indagini dei militari del Norm, coordinate dalla procura della Repubblica: un quadro indiziario piuttosto schiacciante (con tanto di filmati) che ieri mattina ha portato all’arresto (domiciliari) della coppia di giovani, ospiti di due diverse comunità di recupero per soggetti con problemi di tossicodipendenze: uno era a Camaiore, l’altro a Montecatini. La misura cautelare è stata disposta dal gip Riccardo Nerucci su richiesta del sostituto procuratore Salvatore Giannino, che una volta completati gli accertamenti chiederà il rinvio a giudizio.
Il modus operandi. Per un paio di settimane Bianchi e Lazzarini hanno tenuto col fiato sospeso gli esercenti della Piana, colpendo quasi quotidianamente e con un modus operandi ben definito. “La banda dell’ultima ora” – così sono erano stati ribattezzati – era solita presentarsi in negozio poco prima della chiusura. Sceglievano attività in cui era presente una sola persona, meglio se donna: uno dei due malviventi entrava con il volto travisato e armato di una finta pistola che però aveva tutto l’aspetto di essere vera; l’altro aspettava il complice all’esterno pronto a garantirgli una fuga immediata.
La raffica dei colpi per cui è indagato il duo Bianchi-Lazzarini parte l’11 marzo, con la rapina all'alimentari "Bottega del pane" , in via dei Babbi a Capannori (refurtiva: 200 euro). Il giorno successivo un altro colpo viene messo a segno a Porcari, sempre ai danni di un alimentari: stavolta è "Antichi sapori", sulla via Romana ovest (250 euro). Lo stesso giorno i due malviventi si sarebbero resi colpevoli di un’ennesima rapina, stavolta a Lucca, in via di Tiglio. A finire nel loro mirino è sempre un alimentari: si tratta del negozio "Ester e Giuseppe", vicino al passaggio a livello della linea per la Garfagnana. Vengono portati via 140 euro. Passano tre giorni e il 15 marzo la coppia di criminali tenta un nuovo raid nella Piana, al bar "L'aperitivo", sulla via Romana a Montecarlo (600 euro). L’ultimo colpo contestato è quello ai danni del distributore "Esso" in via di Tiglio a Lucca: in questo caso i due, arrivati a bordo di una moto da cross, avrebbero portato via alla titolare della stazione circa 700 euro. Il totale è di 2.000 euro.
Soldi per la droga. Il movente è sempre lo stesso: cocaina. Secondo gli inquirenti i due rapinano negozi per comprarsi droga. Una dipendenza che alla fine li porta all’errore. La loro nemesi ha la faccia pulita dell’appuntato scelto Paolo Providenti: la mattina del 5 aprile il militare fuori servizio entra nella tabaccheria Biagini di Sant’Anna e si trova davanti Bianchi che, col volto mezzo nascosto, punta la finta Beretta in faccia al titolare: «Dammi i soldi o ti sparo». Provvidenza-Providenti non ci pensa un attimo: si scaglia contro il rapinatore e tenta di bloccarlo, fin quando quest’ultimo lo colpisce col calcio della pistola e guadagna l’uscita. Ma il militare riesce a vedere la macchina usata per la fuga: una Skoda "City go" di colore scuro (al volante c’è Lazzarini). L’appuntato comunica il numero di targa ai colleghi del Norm e subito il cerchio si stringe intorno ai due giovani che nel frattempo hanno cambiato auto, salendo a bordo di una C3 intestata alla madre di uno di loro. Un gesto inutile: i militari sono sulle loro tracce, tant’è che poche ore dopo i due sono in manette. Passano qualche giorno in carcere e poi vengono mandati negli istituti di recupero da cui sono stati prelevati ieri per essere consegnati agli arresti domiciliari.
Testimonianze, filmati delle telecamere di sorveglianza, arma e indumenti sequestrati hanno convinto il pm a chiedere la misura cautelare che il gip ha ritenuto opportuno disporre.
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