Gioco
Lite in via Cavour, decide il giudice
La vittima aveva un debito con le due ragazze che l’hanno assalita
LUCCA. Ragazza aggredita davanti alla questura, la vicenda finisce davanti al giudice di pace. L’episodio in questione risale alla sera del 28 maggio: intorno alle 21 una diciottenne lucchese venne aggredita e buttata a terra da due coetanee che volevano rapinarla. Vittima e carnefici si erano incontrate sul treno che arrivava da Pisa, dove nel pomeriggio si era tenuta una mega manifestazione per la liberalizzazione delle droghe. Le due molestatrici, entrambe su di giri, avevano avvicinato la loro vittima sul convoglio chiedendole insistentemente dei soldi. La ragazza lucchese, che viaggiava da sola, cercò di ignorarle e arrivata alla stazione scese a gambe levate per tornarsene a casa. Ma le sue due aguzzine la seguirono lungo via Cavour e proprio davanti alla questura scattò l’aggressione. La 18enne lucchese venne colpita e buttata a terra e le furono rubati una trentina di euro. Le grida della vittima furono sentite da alcuni passanti e i poliziotti della questura, che si trova lì a due passi, arrivarono in un battibaleno ma delle aggreditrici non c’era più traccia. La vittima era sotto choc ma per fortuna non riportò ferite gravi.
Il fascicolo è finito sul tavolo del sostituto procuratore Antonio Mariotti e l’indagine è stata affidata agli investigatori della squadra mobile. Gli accertamenti hanno permesso di ricostruire al meglio l’accaduto. È subito emerso che le tre protagoniste della vicenda si conoscevano: la vittima dell’aggressione aveva un debito con le altre due ragazze (entrambe non lucchesi) che poi l’hanno assalita davanti alla questura portandole via circa 30 euro.
Stando così le cose e non avendo la ragazza riportato ferite gravi (non è andata al pronto soccorso a farsi refertare), il reato di rapina è stato derubricato e trasformato in esercizio arbitrario delle proprie ragioni. In pratica le due ragazze si sono riprese da sole e con la forza il denaro che ritenevano di dover avere. Un comportamento su cui ora sarà chiamato a pronunciarsi il giudice di pace. (g.p.)
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