Il Tirreno

Lucca

L’imprenditore non parla e per ora resta in carcere

L’imprenditore non parla e per ora resta in carcere

Paolo Princi si avvale della facoltà di non rispondere e non spiega al giudice la presenza della pistola, delle corde e dello storditore elettrico nella sua auto

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LUCCA. Paolo Princi, 47 anni, imprenditore pontederese sconosciuto alla giustizia e quindi incensurato si avvale della facoltà di non rispondere durante l’udienza di convalida in carcere davanti al giudice delle indagini preliminari Giuseppe Pezzuti. Princi fa scena muta e resta in carcere. Una strategia difensiva in attesa che il suo legale, avvocato Fabrizio Ungaretti, prenda visione delle carte e abbozzi una strategia difensiva. La posizione dell’imprenditore è tutt’altro che semplice. Perchè venerdì pomeriggio ha seguito in auto la direttrice dell’ufficio postale di S. Alessio? E perché, quando i poliziotti lo hanno fermato, sotto il sedile aveva una pistola Ruger calibro 22 con il colpo in canna e quindi pronto a sparare e all’interno di uno zaino munizioni, pezzi di corde, guanti, cacciavite e cappellino, nastro adesivo di tipo americano, due storditori o dissuasori elettrici e una bomboletta spray con effetto narcotizzante? Tra le suggestioni investigative l’ipotesi di una rapina all’ufficio postale è quella che si fa strada. Ma lo scenario è ancora tutto da decifrare. Era la prima volta che Princi con la sua Mercedes seguiva la direttrice dell’ufficio postale o lo aveva già fatto nei giorni precedenti senza che lei se ne accorgesse? E ancora: se davvero l’imprenditore aveva pensato di mettere a segno una rapina all’ufficio postale di S. Alessio il piano riguardava soltanto lui o altre persone ne erano al corrente? E infine quale era il giorno prestabilito per mettere a segno il colpo allo sportello? Lo stesso venerdì oppure ieri, 3 ottobre, giorno in cui vengono pagate le pensioni a centinaia di persone e in cassa ci sono cifre importanti che possono superare i 50mila euro? Al momento sono solo ipotesi.

La difesa. In attesa di ricevere le carte per poi chiedere al giudice di interrogare il suo assistito il legale di Princi chiarisce che l’imprenditore aveva un regolare porto d’armi e andava spesso al poligono di tiro. Quanto poi al materiale rinvenuto all’interno dell’auto è di facile commercializzazione e non può essere riconducibile per forza al compimento di reati contro il patrimonio.

Le indagini. Mentre la custodia cautelare in carcere viene confermata la polizia sta svolgendo ulteriori accertamenti sulla situazione patrimoniale dell’azienda di costruzione con sede a Lucca. Agli agenti ha raccontato di avere dei debiti e di voler fare una rapina per racimolare un po' di soldi. Una versione che gli agenti di polizia stanno passando al vaglio con cautela. (l.t.)

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di Redazione web