Il Tirreno

Lucca

Smog: la Piana Lucchese come la Cina

di Samuele Bertolini
Smog: la Piana Lucchese come la Cina

Secondo la mappa dell'Oms il livello di inquinamento dell'aria nel nostro territorio è tra più elevati in Europa

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LUCCA. L'aria che si respira nella nostra regione non è buona. Non solo. Nella piana lucchese, in Valdinievole e nella piana che va da Pistoia a Firenze raggiungiamo il triste primato di essere tra i peggiori d’Europa. Come noi in Italia c’è solo la pianura padana, ma se prendiamo come pietra di paragone l’intero continente europeo ci troviamo “in buona compagnia” - si fa per dire – solo con il sud della Romania e la zona della Serbia che cerchia di mal’aria i territori delle città di Belgrado,Sabac e Novi Sad. Cina e India fanno ancora peggio, ma l’Europa occidentale respira un’aria decisamente migliore.

La “foto” dell’Oms e il freno a mano di Arpat. Lo dice l’Organizzazione mondiale della sanità. Il 92% della popolazione mondiale, ha mostrato in un recente studio l’Oms, vive in luoghi dove i livelli di qualità dell'aria non soddisfano i limiti fissati per le particelle sottili, ovvero una media annuale di 10 microgrammi per metro cubo. Il rapporto punta il dito contro le principali fonti di inquinamento atmosferico, tra cui i mezzi di trasporto inefficienti, i combustibili per uso domestico, la combustione dei rifiuti, le centrali elettriche alimentate a carbone e le attività industriali. L'analisi svolta dall'università di Bath, nel Regno Unito, ha preso in considerazione i dati, rilevati attraverso satelliti e rilevatori di terra, provenienti da 3.000 luoghi, sia urbani che rurali, in tutto il mondo. E la foto satellitare resa nota dal massimo osservatorio planetario sulla salute descrive una situazione inequivocabile.

È il colore “arancione scuro” che ci inchioda. Sono la piana lucchese, la Valdinievole e la piana che va da Pistoia e Firenze le aree molto inquinate. Fermi tutti, però. Nessun allarme sanitario. Ma ce ne corre da quando la scorsa primavera tirarono subito il freno a mano dagli uffici dell’Arpat. “Niente di preoccupante”, dissero alla pubblicazione del rapporto annuale sull’aria che si era respirata nel 2015.

Ma i valori registrati sono peggiori dell’anno precedente. «Tutta colpa di quel lungo periodo da Natale ai primi dell’anno», fecero notare i tecnici regionali. Un mix micidiale “dove l’alta pressione si è abbinata alla mancanza di vento”. La conseguenza? Tutti i limiti dell’inquinamento schizzati verso l’alto. Ed è sempre verso la fine dell’anno che la situazione si complica.

Mal’aria in lucchesia. Comunque per il 2015 i danni maggiori per i nostri polmoni e per la salute dei nostri occhi si sono registrati nella piana lucchese. Anche se il rapporto pubblicato dall’Arpat sulla qualità dell’aria sembrava a prima vista rassicurante.

La media dei valori dei Pm 10 e Pm 2.5 - le particelle infinitesimali di inquinamento che escono dai tubi di scappamento delle auto e dagli impianti di riscaldamento delle case oltreché dai fuochi accessi con la legna in campagna - non ha mai superato i limiti nelle 30 centraline regionali. Mai fidarsi troppo delle medie, però. Come diceva lo scrittore americano Charles Bukowski anche “un uomo con la testa nel forno acceso e i piedi nel congelatore statisticamente ha una temperatura media”.

Infatti poi, quando si analizza il limite degli 35 sforamenti giornalieri dei Pm 10, alcune centraline schizzano in cima. E finiscono sotto imputazione le due stazioni lucchesi di Capannori (68 sforamenti) e San Micheletto (52 sforamenti). Ma l’allarme smog non ha concesso tregua nemmeno nei primi mesi del 2016 quando già i primi di febbraio erano stati raggiunti i primi 15 sforamenti da Pm 10 nella principale centralina di rilevamento, quella di via Piaggia a Capannori.

Con la conseguenza che i Comuni di Lucca, Capannori,Porcari, Altopascio e Montecarlo impedirono l’accensione dei caminetti e delle stufe alimentati a biomassa e invitarono i cittadini a cambiare i vecchi impianti di riscaldamento a gasolio.

I comuni in ordine sparso. E il contrasto dei Comuni? In ordine sparso. O meglio. Si segue l’onda dell’emergenza cercando di coordinarsi con i Pac (Piani di azione comunale). Come la piana lucchese a San Silvestro e i primi giorni dell’anno.

Poi però è tornato il vento, le nebbie impregnate di fattori inquinanti si sono diradate e non se n’è fatto più di nulla. In attesa della prossima emergenza. Che ha tutta l’aria di voler tornare con l’autunno ormai alle porte.

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