Sicurezza
Proposte per il part time Sale la tensione in Snai
Lavoratori e sindacati in subbuglio, l’azienda accusata di scavalcare la trattativa con una sorta di aut aut, e la risposta va data prima del prossimo confronto
Sale la tensione in casa Snai. I lavoratori sono in subbuglio in vista della riorganizzazione aziendale e del tavolo nazionale del 10 ottobre. In quell’occasione si dovrebbe entrare nel merito del piano degli esuberi (90 su 720 dipedenti, tra 50 e 55 nella sede di Porcari) e dei trasferimenti (circa 25) verso altri sedi del gruppo, annunciati a luglio dai vertici aziendali dopo la fusione con Cogemat.
Intanto a fare tornare il clima teso è una proposta inviata ai lavoratori del reparto amministrativo, convocati dai propri responsabili. Una proposta di part time che per i lavoratori ha il sapore di un ultimatum per evitare il licenziamento. Oltre che, dicono ancora i lavoratori, un tentativo di "scavalcare" i sindacati. A denunciare la situazione sono stati gli stessi lavoratori sui social network.
«Una proposta di un part time a 4 ore che fa intendere velatamente che si tratta di una possibile alternativa al licenziamento – è il commento dei lavoratori – e questa decisione deve essere presa entro il 10 ottobre, data che coincide col prossimo incontro sindacale». Per i lavoratori sarebbe una sorta di un ultimatum: «Accetti il part time o rischi di perdere il posto. L'aspetto che sconcerta è che l'azienda continua ancora a intraprendere iniziative non concordate ai tavoli sindacali, proporle a frazioni di dipendenti, utilizzando questa volta i singoli responsabili. Ma la nostra posizione rimane una sola: la riorganizzazione deve passare da accordi sindacali e non individuali».
Inoltre la proposta del part-time a 4 ore è giudicata «poco conveniente per tutti, visto che con la stessa si vedrebbe dimezzato il proprio stipendio e il proprio tempo di lavoro all'interno di un'azienda che sta per vedere grandi cambiamenti, dei quali dobbiamo essere partecipi se vogliamo restarvi nel futuro». E per i lavoratori senza un accordo sindacale non ci sarebbe la garanzia del posto di lavoro.
Un modus operandi fortemente criticato anche dalle organizzazioni sindacali. Non usa mezzi termini Massimo Braccini, coordinatore Fiom gruppo Snai: «Questo metodo di fare proposte personali attraverso i capi reparto riporta indietro nel tempo. C'è un tavolo nazionale aperto, ed è quella la sede per discutere il piano gestionale complessivo che stiamo ancora aspettando. La strategia finora adottata dall'azienda degli incentivi volontari a trasferirsi o dimettersi non ha portato a nessun risultato. L'azienda ha scelto un'azione unilaterale che crea distanza, se non una conflittualità tra le parti. A questo metodo palesemente antisindacale non possiamo non rispondere. Nei prossimi giorni valuteremo quali azioni da intraprendere a livello sindacale».
Sulla stessa linea anche Mauro Rossi della Fiom Cgil: «L'azienda dovrebbe trattare con le sue rappresentanze, le Rsu e le organizzazioni sindacali». Massimiliano Bindocci della Filcams Cgil, che ieri mattina ha incontrato l'azienda per il settore del commercio (circa 70 dipendenti), aggiunge una preoccupazione per «i tempi dilatati della trattativa che sta dando modo all'azienda di riorganizzarsi per gestire gli esuberi».
Giovedì si terrà un'assemblea con i lavoratori per discutere la modifica degli orari proposti dall'azienda che ha comunicato nove posizioni aperte, ma solo sei persone hanno accettato di cambiare mansione.
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