Proteste
Zerocalcare: a Lucca Comics mi sento a casa
A un mese dall’inizio del festival del fumetto un dialogo esclusivo con l’autore del manifesto
LUCCA. Non voleva farsi intervistare. «Mi sembra di essere dovunque - dice –; se mi rompo le scatole io, figuriamoci quanto le rompo a chi legge». Ma poi i trascorsi toscani e soprattutto il grande amore per Lucca Comics lo hanno convinto. Ecco Zerocalcare, il fumettista del momento, autore del poster ufficiale della manifestazione che parte fra un mese esatto e che dal 28 ottobre al 1 novembre festeggerà la cinquantesima edizione.
Trentatrè anni, vero nome Michele Rech, il disegnatore è nato ad Arezzo e cresciuto a Roma, ma ha sangue francese per parte di madre. Molto tempo fa aveva bisogno di un nickname per iscriversi a un forum su Internet, in tv passava la pubblicità di un detersivo anticalcare e ne prese al volo il nome: così è nato lo pseudonimo con cui è diventato famoso. Era anche il tempo in cui disegnava i fumetti sulle fanzine (riviste amatoriali) e sulle locandine per i centri sociali: quello che chiama il suo mondo, antitetico a ciò che vive con il successo, le interviste, i premi. Ora la consacrazione a Lucca Comics, di cui non solo firma il manifesto, ma sarà anche protagonista con una mostra a Palazzo Ducale.
Si sente cambiato?
«No. E non mi sono ancora abituato al successo né a tutto quello che comporta, alla sovraesposizione. Sono stupito, provenendo da un mondo che esprime posizioni ipermarginali e molto “contro”. Non mi sarei mai aspettato di essere chiamato a Lucca Comics».
Che cosa rappresenta per lei questa manifestazione?
«Alla rassegna di Lucca vengo fin da ragazzo, quando la vivevo da visitatore. Dopo, come autore, non l'ho mai persa. Mi fa ridere quando mi chiedono: “Ci sei quest'anno ai Comics?”. È come dire a qualcuno “A Natale stai con i tuoi?”».
Ma due anni fa ha appoggiato un collettivo studentesco che voleva occupare uno spazio pubblico per una sorta di Comics alternativi. Non è in contraddizione?
«No. È ovvio che la rassegna, grande com'è, lasci fuori molte autoproduzioni estranee al mercato e al grande giro. Un tempo anche io ero tra loro e, con i miei amici, ogni volta che venivo, pensavo che sarebbe stato bello occupare uno spazio per dare spazio a noi e chi non ce l'aveva. Mi piace che da qualche anno qualcuno ci provi. So che anche stavolta ci sarà: sarò con loro».
[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:cronaca:1.13850345:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.13850345:1652274234/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Testimonial e alternativo al tempo stesso, come il poster che ha firmato, un po' dirompente rispetto al passato.
«Dirompente forse è un parolone. Direi diverso dai precedenti: è anche vero che, se volevano qualcosa in linea con il passato, non dovevano chiederlo a me. Ho provato a disegnare quello che per me rappresentano i Comics di Lucca: una manifestazione dinamica, con i segni riconoscibili della sua storia e della storia del fumetto, ma nello stesso tempo ancora giovane e fresca. Mi è venuto questo personaggio femminile molto grintoso che ha Paperino e altri piccoli fumetti tatuati sulle braccia: ne sono molto contento».
Crede che Lucca Comics si sia snaturata allargandosi ai giochi e ai videogiochi?
«Non sono dogmatico e mi rendo conto che qualche purista del fumetto possa pensarlo. Credo invece che sia nell'ordine delle cose, tanto che gli stessi fumettisti cominciano ad abbattere le differenze tra i generi. Il fumetto, il videogioco, il film, il cartone animato ormai si intersecano e alla fine andremo verso un prodotto multimediale. Lucca Comics coglie il cambiamento e lo presenta bene, riesce a gestire una manifestazione enorme».
Forse troppo?
«Sì, c'è veramente tanto. Ma non vedo cosa si possa togliere né mi sembrerebbe il caso di sottrarre qualcosa, visti gli ottimi risultati».
Cos'è il fumetto oggi?
«Per me è sempre stato un linguaggio letterario, non un genere. Semmai ha qualcosa in più della letteratura, non di meno».
E funziona?
«Mi sembra un momento fortunato. In Italia si stanno aprendo spazi che prima non c'erano. Per tanto tempo non ha avuto dignità letteraria ed era ritenuto in grado di affrontare argomenti solo di puro intrattenimento».
Con i suoi lavori lei ha contribuito a dargli questa dignità, a portare il fumetto nel racconto doloroso del mondo. Non le pare?
«Mi fa piacere che lo pensi. Sì, provo a raccontarlo, e in generale è andata bene, ha suscitato e sta suscitando interesse. Un tempo si rideva e basta».
Le è mai venuto in mente di cambiare il suo pseudonimo?
«Se avessi saputo che a 33 anni mi sarei presentato con il nome di un detersivo, forse c'avrei pensato un po' di più prima di cogliere al volo quella pubblicità tanti anni fa. Ma ormai è la mia firma».
Il suo fumetto cos'è?
«Faccio per lo più cose autobiografiche, è il racconto della mia vita. Disegno ciò che mi succede e quello che vedo. Anche il fumetto “Kobane Calling” (sui curdi, ndr) rientra in questo solco: non ho raccontato i curdi, ma ciò che incrociava la mia vita andando lào».
Quando ha cominciato a disegnare?
«Nella mia testa, fino a una settimana fa, c'era la cronaca a fumetti del G8 di Genova, nel 2001, che feci per una fanzine dei centri sociali. Per me era quello il primo fumetto, poi a Parigi, la settimana scorsa, un ex compagno delle medie mi ha portato un faldone di quasi 200 pagine con i nostri disegni di allora, dove raccontavamo storie ambientate a scuola. L'avevo rimosso».
Quali fumetti leggeva da piccolo?
«Tutti, Topolino compreso».
Da adulto?
«Negli ultimi dieci anni i due che mi hanno fatto battere il cuore sono Gipi (autore pisano, ndr) e Manu Larcenet (fumettista francese, ndr) ».
Altra vita, in Francia, per i fumettisti. Conferma?
«Sì, confermo. La società francese è orientata al fumetto in maniera diversa, non lo ha mai considerato inferiore ad altri linguaggi letterari. Là il fumetto non ha bisogno di contaminazioni.Ne è prova Angoulême, la più grande rassegna dedicata ai Comics, dove non ci sono i Cosplayer né altri tipi di intrattenimento e spettacoli che si trovano a Lucca. È perfetta per i puristi».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
