Il Tirreno

Lucca

Si puliscono gli argini del condotto pubblico Poi toccherà all’alveo

di Luigi Spinosi
 Si puliscono gli argini del condotto pubblico Poi toccherà all’alveo

Primo intervento da 60mila euro del Consorzio di bonifica Dall’anno prossimo partiranno gli scavi del fondale

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LUCCA. Sono partiti a inizio luglio e, tempo permettendo, attorno a metà ottobre dovrebbero essere completati: stiamo parlando dei lavori sulla dozzina e passa di chilometri di condotto pubblico. Lavori che, per la prima volta, sono in carico al Consorzio di bonifica, dopo che dal consiglio regionale ha ricevuto la competenza che era della Provincia.

Ieri mattina, durante una serie di sopralluoghi in punti diversi del condotto, il presidente del Consorzio Ismaele Ridolfi e il sindaco Alessandro Tambellini hanno fatto il punto sull’opera in chiave attuale e futura.

«Da quest’anno – ha spiegato Ridolfi – abbiamo avviato un’attività, che sarà costante negli anni, di pulizia». Nell’anno zero della gestione consortile si è infatti partiti dalla ripulitura degli argini, invasi da vegetazione infestante (tra canneti, arbusti, erbacce e ogni tipo di pianta) e da rifiuti vari, nonché dalla rimozione delle alghe che in certi punti (per esempio in alcuni tratti a San Pietro a Vico) erano rigogliose. Un lavoro che ha un immediato impatto estetico (particolarmente apprezzabile, per esempio, da via San Marco, da dove è partito il sopralluogo). Ma è anche un’opera importante da un punto di vista della sicurezza, dal momento che alcune delle piante rimosse non si trovavano sugli argini, ma in mezzo al canale, costituendo un ostacolo al normale deflusso delle acque (per tacere del fatto che anche la vegetazione sulle sponde, tra fogliame e rami cadenti, è una fonte di materiale che si riversa nell’acqua).

Per questa prima parte dell’opera l’investimento, ha spiegato Ridolfi, è stato di circa 60mila euro. Un lavoro non sempre facile, come hanno spiegato i tecnici presenti al sopralluogo. Questo perché non sempre il canale è facilmente raggiungibile dagli argini (in modo da poter usare, come in via dell’Acquacalda, il trattore con il cosiddetto “trincia”). In molti casi – compreso il tratto interno alle Mura – è stato necessario intervenire manualmente da dentro il canale, interrompendo il flusso dell’acqua. Interruzioni che, comunque, dovevano essere limitate, visto che il condotto non solo alimenta le centraline elettriche, ma serve anche a portare acqua nelle aziende agricole.

E il prossimo passo? Quello forse più importante per la sicurezza, ossia la ripulitura dei fondali: «Personalmente – ha detto il sindaco Tambellini – non ho memoria di quando sia stata fatta l’ultima volta».

Fatto sta che nel corso degli anni sul fondo del condotto si è accumulato un enorme strato di fanghiglia, centimetri o decine di centimetri che, a loro volta, fanno salire il livello dell’acqua.

La ripulitura dell’alveo sarà un intervento che, assicura Ridolfi, partirà dal prossimo anno, insieme a un lavoro (che giocoforza dovrà essere graduale) di sistemazione dei muretti attorno al canale là dove il passare degli anni (che in alcuni casi son parecchi visto che si parla di un’opera del quattordicesimo secolo) li ha danneggiati. Ma è soprattutto dall’escavazione del fondo che si attendono risultati sotto il profilo della sicurezza dal rischio allagamenti. Un lavoro tecnicamente magari non difficile, ma comunque costoso, visto che il fango rimosso rappresenta un rifiuto speciale, con tutto quel che comporta, in termini di spesa il suo smaltimento.

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