Il dolore
No alla mensa, si allarga il fronte
Il comitato: «Sono già 60 le rinunce al servizio di refezione. Via alle denunce ai dirigenti scolastici»
LUCCA. Dopo le denunce, che tra poco arriveranno sui tavoli dei dirigenti scolastici, si allarga il fronte delle famiglie che a Lucca hanno deciso di non usufruire del servizio mensa. Sono 28 solo nella scuola San Michele di Moriano mentre anche da San Vito arrivano altre 24 disdette, con casi segnalati anche a San Pietro. Sommati sono lo stesso numero che, in una città di ben altre dimensioni come Torino, avevano portato alla sentenza per la quale le famiglie insoddisfatte del costo e della qualità della mensa avevano vinto la loro battaglia legale.
«Giusto ricordare che l’assessore Vietina ha parlato di fenomeno legato alle poche decine di unità, in realtà il fronte delle disdette dal servizio di refezione sta iniziando - ha detto Silvana Alterio del comitato "la scuola che vogliamo" intervenendo ieri su Radio 24 dopo l’articolo comparso sul nostro giornale -. È incredibile come in Italia siamo costretti a fare dei processi per far rispettare dei diritti sanciti dalla legge. Se questo è il passo che dobbiamo fare, due, cinque, venti o cento poco importa, siamo pronti a far partire le denunce in settimana, non appena avremo studiato la maniera corretta con il quale farlo».
Non un passo indietro, anzi. I genitori a favore di schiscetta e panino dopo la denuncia verso i dirigenti scolastici puntano il dito contro la aziende che forniscono il servizio mensa. «Solo lo scorso anno a Lucca il giro di affari per la refezione negli istituti è stata di 3 milioni e 200mila euro - ha aggiunto Alterio -. Un così grande interesse è normale che generi certe resistenze. In più noi nutriamo dei dubbi sulla qualità di un servizio e del pasto servito che può arrivare a costare anche 5 euro a pasto».
C’è di più. Nella circolare dei vari istituti comprensivi lucchesi che impediva, a tutti gli effetti, il consumo del pasto domestico nello stesso momento della mensa, in un punto si legge testualmente di un "divieto imposto dal gestore del servizio di ristorazione scolastica di introdurre alimenti diversi da quelli da esso forniti e garantiti". «Come è possibile che un’azienda possa imporre questo a delle dirigenti scolastiche? - si chiedono ancora dal comitato -. Il ministero ha spiegato chiaramente che la sentenza non vale solo per Torino e dunque i dirigenti devono organizzarsi per farla rispettare in tutta Italia. I bambini devono mangiare in coesistenza senza essere discriminati. Questa storia apre una breccia nel muro delle mense scolastiche, garantite da grandi ditte nazionale che, ovviamente, non possono vedere di buon occhio la nostra battaglia».
Nel frattempo, ieri, il Comune di Lucca ha inviato delle email ad una serie di genitori del comitati per convocarli ufficialmente all’incontro di venerdì 30 settembre annunciato in precedenza alla stampa. Sempre il Comune ha annunciato che un convegno regionale sul tema “mensa e pasto da casa” si terrà proprio a Lucca il 19 ottobre. Organizzata insieme ad Anci, l’iniziativa sembra puntar e ad allargare il dibattito e trovare soluzioni praticabili e sostenibili.
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