Il Tirreno

Lucca

Manolo libero? La speranza c’è

di Barbara Antoni
Manolo libero? La speranza c’è

Il racconto dalla Colombia di Solange, la moglie Che domani torna a Lucca dopo le nozze in carcere

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Farà ritorno domani, 28 ottobre, dalla Colombia, Solange Del Carlo, giovane operatrice sociosanitaria lucchese. Tornerà con il suo carico di sofferenza, per aver dovuto lasciare nel carcere di Villa de las Palmas suo marito Manolo Pieroni, di Capannori, che vi è detenuto dal 2011 perché accusato di traffico di droga: all’aeroporto di Cali in un suo borsone furono trovati sette chilogrammi di cocaina. Lui si è sempre dichiarato innocente.

Stavolta Solange torna dal suo ennesimo viaggio in Sudamerica anche con una speranza che prende corpo, di minuto in minuto: che per Manolo si apra uno spiraglio. Se il presidente della Colombia firmerà, come si annuncia, il trattato di pace dopo cinquant’anni di guerra, i detenuti potranno avere ridotta la pena di un quarto.

È una storia lunga quella di Solange e di Manolo, che si sono uniti in matrimonio, nel carcere colombiano, due settimane fa, il 16 settembre. Lei è volata a Villa de Las Palmas con la signora Franca, mamma di Manolo. Con tutto l’entusiasmo di una giovane donna desiderosa di unirsi in matrimonio con l’uomo che ama. L’abito azzurro che ha indossato il giorno delle nozze l’ha comprato in Colombia. «L’ho voluto così, del colore che vestono le principesse - racconta Solange in una conversazione via Facebook -. L’ho comprato quando sono arrivata qua. Tutte le altre volte sono venuta da sola in Colombia, anche se in questa valle i pericoli sono tanti. Questa volta però ho portato con me Franca, la mamma di Manolo, perché piange a giornate povera donna e voleva assistere al matrimonio».

La relazione fra Solange e Manolo dura da anni. «Ci conosciamo dal 2000, ma la storia è cominciata nel 2010 e fin da subito è stata bellissima. Eravamo tranquilli: lui lavorava in un calzaturificio e io come operatore sociosanitario in strutture e ospedali. Poi un brutto giorno lui è partito per un mese, invitato da un amico, ed eccoci qua: è successo il dramma. Ma non ci siamo mai lasciati, perché l’amore, quello vero, supera ogni ostacolo, ogni riflesso oscuro di ogni montagna nera. Senza di me sarebbe già morto: cosa stai a fare in un carcere terribile come questo se fuori non hai un grande amore che ti capisce e vive con te questo calvario? Ci amiamo, e vinceremo».

Il giorno dopo le nozze, Solange ha affittato una motocicletta e forte del suo spagnolo imparato da quando è iniziata la carcerazione di Manolo, ha compiuto la missione che si era prefissa. Da sola ha fatto chilometri. «Sono andata al tribunale Fiscalia di Palmira Valle Del Cauca - racconta ancora - dove Manolo ha fatto l’udienza definitiva, per poi essere condannato a 21 anni e 4 mesi, mi sono fatta dare tutti i documenti. Finora non aveva in mano nemmeno una carta, è incredibile». Quei documenti li ha consegnati al marito domenica 25 settembre, l’ultima volta che si sono potuti incontrare in carcere grazie al diritto riconosciuto ai detenuti della visita coniugale.

Carte con le quali Manolo potrà far valere il suo diritto alla riduzione di pena se la pace si firmerà. Intanto però Solange racconta che «con mia cognata Debora, a gennaio 2016 sono riuscita a far andare un esponente del governo italiano a Bogotà, dal presidente colombiano, per firmare un trattato di estradizione: lo hanno firmato. Pensare che era un accordo bilaterale fra i due stati fermo alla corte europea di Strasburgo dal 1983. Ero molto felice, ma a maggio ho ricevuto una telefonata dal ministero. Mi hanno detto “Solange fattene una ragione perché prima che il trattato entri in vigore passeranno circa sette anni se tutto va bene”. Manolo era di nuovo distrutto. Adesso puntiamo sulla riduzione di pena, oppure sulla condizionale: dovrebbe averla ad anno nuovo, ma solo se Papa Francesco verrà in Colombia a gennaio 2017 e la sua visita porterà una riduzione di pena di un terzo per i detenuti. La terza via invece è Dio: un miracolo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Finanza

Pisa, sequestrati oltre 118mila prodotti falsi: dalle carte da gioco alle griffe della moda - Valore 650mila euro

di Redazione Pisa