Il Tirreno

Lucca

Droga, nei guai 50 consumatori lucchesi

di Gianni Parrini
Droga, nei guai 50 consumatori lucchesi

Sono stati identificati e segnalati alla prefettura: rischiano la sospensione della patente. Restano in carcere i 4 arrestati

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LUCCA. Sono una cinquantina, hanno dai 20 ai 60 anni e abitano tra la Lucchesia e Pisa. Tra loro c’è di tutto: studenti universitari, libero professionisti, operai, titolari di bar, donne in carriera, commesse e perfino un ciclista. Sono i soggetti identificati dalla squadra mobile della questura nell’ambito dell’operazione “Santo Stefano”, che ha portato in carcere quattro cittadini marocchini: Moussaid El Houciine, Mustafa Karim, Amyn Bouchaib, Sami El Bachir. Tutti irregolari sul territorio nazionale e senza fissa dimora (il gip ha già dato l’ok all’arresto). Spacciavano cocaina tra la boscaglia di via Pieve Santo Stefano, località San Martino in Vignale, e di via delle Nubache. Un traffico che dava buoni frutti visto il continuo via-vai di clienti ripreso dalle telecamere installate dagli investigatori: «Si va da 30 a 40 episodi al giorno – spiega il commissario della squadra mobile Silvia Cascino – L’attività di spaccio iniziava alle 17 del pomeriggio e terminava intorno alle 3 di notte. Alcuni clienti si ripresentavano più volte nel corso di una stessa giornata. C’è chi pagava in contanti (circa 40 euro a dose, ndr) e chi invece portava cibo e bevande ai pusher, magari sperando in un piccolo sconto sulla droga. Alcuni acquirenti consumavano le dosi immediatamente, per strada o in macchina». Un traffico sospetto che ha spinto alcuni residenti della zona a segnalare la situazione alla polizia.

Oltre ai quattro arrestati (il blitz è scattato lunedì) nei guai sono finiti anche i loro clienti. Come detto si tratta di una cinquantina di soggetti, tutti italiani e in gran parte della Lucchesia, identificati grazie all’uso delle telecamere o fermati poco dopo l’acquisto della sostanza. Sono stati segnalati alla prefettura come consumatori di stupefacenti. Entro quaranta giorni saranno convocati dall’personale del Not (Nucleo operativo tossicodipendenze) per un colloquio: se collaboreranno con le forze dell’ordine e sono solo alla prima segnalazione se la caveranno con la cosiddetta “ammonizione”, in pratica un invito formale a non fare più uso di sostanze stupefacenti; se invece sono recidivi rischiano una sanzione amministrativa che consiste nella sospensione (o nel divieto di conseguire) per un periodo che va da 1 a 12 mesi i seguenti documenti: passaporto, porto d’armi, permesso di soggiorno nel caso di extracomunitari e patente di guida, quest’ultima fino a tre anni.

La norma prevede che se al momento del fermo il controllato ha la “diretta e immediata disponibilità” di veicoli a motore, (quindi, anche nel caso in cui non stia guidando ed il mezzo sia parcheggiato) le forze dell’ordine gli ritirino la patente per 30 giorni e la trasmettano al Not. Per chi non si presenta al colloquio scattano in automatico queste sanzioni.

Per non vedersi arrivare a casa la segnalazione della prefettura ci sono due strade: al momento del fermo, quando le forze dell’ordine redigono il verbale di accertamento, il soggetto deve dichiarare di “voler eleggere domicilio” in un indirizzo diverso da quello di residenza; si può comunicare l’indirizzo dove si vuole che arrivino le comunicazioni anche successivamente al fermo. Occorre inviare al Not una richiesta scritta in carta semplice. È bene specificare che la detenzione per “uso personale” non ha rilevanza penale e non compare nel casellario giudiziario.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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