La manifestazione
«Porteremo in classe il pasto da casa»
Il comitato dei genitori “la scuola che vogliamo” dopo la no del Comune annuncia che proseguirà per la sua strada
LUCCA. «L’assessora Ilaria Vietina ha dichiarato che il sistema di refezione scolastica non è modificabile per problemi legislativi, organizzativi e di rispetto delle normative. Da mesi le chiediamo quali siano le normi che impediscano ai nostri figli di usufruire del pasto da casa». Non fanno un passo indietro, anzi, forse ne fanno due avanti i genitori del comitato “la scuola che vogliamo”. E rilanciano. «Molti dei nostri figli, non so esattamente se tutti ma comunque una buona parte di quelli delle famiglie del comitato, lunedì, primo giorno di refezione scolastica, saranno a scuola con il pasto portato da casa».
Questa la dichiarazione di Marianna Ferraro che annuncia, dunque, un braccio di ferro prolungato.
«I giudici torinesi, nella sentenza che ha dato ragione a 58 famiglie contro il Miur, anche in relazione alla questione igenico sanitaria hanno specificato che qualsiasi raccomandazione in merito alla scelta dei cibi da portare a scuola e alle cautele da adottare non può avere carattere risolutivo - si legge in una nota del comitato -. Questo vale sia per ragioni organizzative, ma anche per norme europee in tema di igiene dei prodotti alimentari, visto che tale disciplina deve applicarsi solo alle imprese. Concetto che implica una certa continuità delle attività e un certo grado di organizzazione».
Il comitato darà battaglia, dunque, per il riconoscimento di quello che viene ritenuto un diritto, anche per le ultime sentenze e per ciò che avviene anche nelle Province vicine.
«A Pistoia i bambini mangiano a mensa con il pasto portato da casa - si legge ancora nella nota firmata da Ferraro -. A Pistoia, non in un paese estero, dove per altro da anni questa è la normalità. Le dichiarazioni dell’assessora Vietina di certo non ci destabilizzano, anche perché a questo punto la palla è in mano alle varie dirigenti delle scuole lucchesi. Loro, anche grazie all’autonomia garantita dalla “buona scuola” possono decidere se autorizzare e riorganizzare il pasto da casa per chiunque ne faccia esplicita richiesta».
Il comitato si fa forte del quadro normativo esistente, supportato anche dall’avvocato Giorgio Vecchione che sta seguendo altre vicende simili in tutta Italia. «Noi andiamo diritti per la nostra strada perché la partita si gioca, adesso, sui nostri diritti, anzi, su quelli dei nostri figli - spiega ancora il comitato “la scuola che vogliamo” -. Una partita ancora aperta e che deve valere per Lucca che non può costituire una sorta di Granducato con regole tutte sue».
Le famiglie, dunque, lunedì manderanno i figli con un pasto domestico. «Non va organizzato nulla di troppo complicato, siamo convinte che tale chiusura da parte delle istituzioni sia legata ad altro - spiegano i genitori -. nella maggior parte dei casi basta dividere due tavoli dove vengono consumanti i pasti, sia della mensa che quelli domestici. Ma sempre nella stessa stanza e nello stesso momento. Un’operazione che non richiede, poi, personale specifico o aggiuntivo».
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