Il Tirreno

Lucca

Steccone, sei mesi per il progetto della bonifica

di Barbara Antoni

Via libera all’integrazione al piano di caratterizzazione di Italgas: a suo carico i costi per l’intero intervento

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LUCCA. Via libera del Comune, di Arpat e della Regione alle integrazioni prodotte di Italgas relativamente al piano di caratterizzazione (bonifica) dell’area conosciuta come “lo Steccone” proprietà di Gesam spa, in precedenza di Italgas, situata in via Nottolini, nel quartiere di San Concordio, in linea d’aria a poche centinaia di metri dalle Mura.

L’ok all’integrazione dell’analisi di rischio richiesta dalla conferenza dei servizi del novembre 2015 significa in sostanza, a questo punto, che entro sei mesi dalla data dell’approvazione (avvenuta nei giorni scorsi) da parte del Comune, Italgas dovrà presentare un progetto operativo per bonificare l’area in zona San Concordio, in cui per lungo tempo in passato Italgas ha prodotto gas di città. La conferma arriva direttamente dall’amministrazione comunale, attraverso una determina dirigenziale pubblicata il 21 settembre.

A questo punto Italgas non potrà esimersi dall’eseguire le opere di bonifica: risulta infatti tutto a suo carico l’onere di procedere all’intervento di ricostituzione ambientale il cui importo, in base ad alcune stime commissionate a suo tempo dalla stessa amministrazione a un esperto, dovrebbe oscillare fra un milioneottocentomila e tre milioni di euro.

L’ultimo atto amministrativo di fatto costituisce un punto di svolta nella vicenda annosa dello Steccone.

Quella ambientale ebbe inizio nel 2011 quando venne approvato il piano di caratterizzazione. Nel 2014 a seguito di alcune analisi furono riscontrate concentrazioni di contaminazioni da idrocarburi del sottosuolo superiori ai limiti consentiti.

Nel 2014 a seguito di un’indagine eseguita dalla Provincia di Lucca, la responsabilità per l’inquinamento del sottosuolo veniva attribuita sia a Italgas che al Comune di Lucca.

Risale al 2015 la conferenza dei servizi convocata per la disamina delle posizioni di responsabilità dei due soggetti. In quell’occasione dalla conferenza dei servizi arrivò la richiesta di approfondire la verifica sulla concentrazione degli idrocarburi, anche in relazione al rischio in cui potevano essere state sottoposte le acque di falda durante tutto il periodo di produzione del gas di città.

Entrambi i soggetti chiamati in causa come responsabili fecero ricorso al Tar: fu accolto quello del Comune (nel febbraio 2016), respinto quello di Italgas.

I risultati delle analisi di rischio presentate a suo tempo per l’area dello Steccone riportavano che non tutto lo spazio presentava lo stesso livello di infiltrazioni di idrocarburi. La profondità su cui intervenire per la bonifica sarà quindi diversa a seconda dei punti.

Ad oggi, conferma ancora l’amministrazione, non sono previsti tempi precisi per la messa in atto della bonifica, ma esiste un obbligo per Italgas di compierla.

Soltanto quando l’area sarà completamente messa in sicurezza (e in salute) si potrà procedere con i previsti piani di recupero.

In base a quanto deciso finora, quella della vocazione sarà un’area con vocazione commerciale e di servizi: vi dovrebbero infatti sorgere negozi e diversi uffici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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