Il Tirreno

Lucca

No al panino a scuola: il Comune non si piega

di Alessandro Bientinesi
No al panino a scuola: il Comune non si piega

L’assessore Vietina: «Il sistema di refezione non cambierà»

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LUCCA. «Ci sono problemi legislativi, organizzativi e di rispetto delle normative Asl che rendono impossibile, soprattutto in tempi brevi, la modifica del sistema di refezione scolastico nelle scuole del Comune di Lucca». In altre parole nessuno porti il panino a scuola. E se lo farà dovrà comunque effettuare il pasto portato da casa separatamente rispetto agli altri compagni. L’assessora alla scuola del Comune di Lucca Ilaria Vietina, pur non volendosi sbilanciare troppo in merito alla lettera ricevuta del comitato “La scuola che vogliamo”, non fa un passo indietro.

Le richieste dei genitori sono state piuttosto chiare: gli istituti scolastici della città si attrezzino per includere a mensa tutti i bambini che porteranno il pasto da casa non appena inizierà il tempo pieno. In caso contrario alcune famiglie sarebbero già pronte a passare a vie legali.

Forti anche della sentenza del tribunale civile di Torino del giugno scorso per il quale 58 famiglie torinesi hanno vinto il braccio di ferro con il Miur vedendosi riconosciuto il diritto al consumo del pasto da casa a scuola. Lo scorso 13 settembre, poi, il Tribunale Civile di Torino ha respinto il reclamo del Miur contro tali ordinanze, affermando come il pasto da casa è un diritto per tutti e le scuole sono tenute a rispettare le richieste dei genitori che non richiedono il servizio mensa ma vogliono che i figli mangino nel refettorio con pranzo al sacco e sotto la propria responsabilità.

«La sentenza fornisce indicazioni ai dirigenti scolastici torinesi e la stessa assessora alla scuola del Comune di Torino, del Movimento 5 Stelle, sa che la sentenza riguarderà unicamente i ricorrenti - precisa Vietina -. Nel caso di Lucca non ci sono direttive del Miur o altre sentenze che impongono di cambiare il sistema di refezione attualmente in corso».

Nella lettera, inviata dal comitato “La scuola che vogliamo” anche al sindaco Alessandro Tambellini e al dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Donatella Buonriposi, si fa precisa richiesta di «organizzare la coesistenza tra chi mangia il pasto da casa e chi utilizza il servizio di refezione scolastica, con assistenza di personale docente e dal personale Ata».

Anche su questo aspetto, però, da palazzo civico non vengono lasciati troppi spiragli.

«Ci sono una serie di problemi legislativi, di rispetto delle normative sanitarie e anche di organizzazione del servizio che non permettono una modifica del servizio di refezione a breve termine - precisa l’assessora Vietina -. Dovessero arrivare nuove regole del Miur, anche legate alle sentenze, servirà molto tempo per organizzare diversamente il servizio».

Dunque la richiesta del comitato affinché gli alunni possano pranzare nello stesso orario e nello stesso luogo degli altri compagni di classe «senza subire alcuna discriminazione e intimidazione» cadrà nel vuoto.

Aprendo, forse, una battaglia legale proprio con le famiglie. Da capire, poi, se ci sarà una risposta alla lettera o almeno se in agenda verrà fissato un incontro. La sensazione è che, senza nuove direttive dal ministero, almeno a breve questo non ci sarà e il pasto al sacco nelle scuole di Lucca resterà un miraggio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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