Il Tirreno

Lucca

Pasto da casa, riparte la protesta

Pasto da casa, riparte la protesta

Il comitato dei genitori chiede che gli alunni con il cibo preparato dalla famiglia mangino a mensa con gli altri

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Genitori all’attacco sulla questione del pasto portato da casa degli alunni. Il comitato genitori “La scuola che vogliamo”, con presidente Marianna Ferraro, vice Luca Bonora e segretario Federica Puccinelli, si è mossa su un diritto che a questo punto, dopo il pronunciamento del tribunale civile di Torino del giugno scorso, ritiene acquisito. «Abbiamo scritto una lettera e l’abbiamo inviata a tutti e i dirigenti degli istituti comprensivi di Lucca, al sindaco Alessandro Tambellini, all’assessora alla scuola Ilaria Vietina e al dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Donatella Buonriposi chiedendo che davanti al pronunciamento del tribunale di Torino, divenuto in pratica legge, si organizzino». Ovvero, in sostanza, che si attrezzino per includere a mensa tutti i bambini che porteranno il pasto da casa non appena inizierà il tempo pieno: alcuni genitori risultano già intenzionati a cogliere l’opportunità. Se così non sarà, i genitori potrebbero anche fare azioni legali.

Lo scorso giugno, premette il comitato «58 famiglie di Torino hanno vinto contro il Miur vedendosi riconosciuto il diritto al consumo del pasto da casa a scuola. In seguito due ordinanze hanno riconosciuto hanno riconosciuto lo stesso diritto ad altrettante famiglie e sancito che tale diritto è valido per tutti. Pochi giorni fa, il 13 settembre 2016, il Tribunale Civile di Torino ha respinto il reclamo del Miur contro tali ordinanze: il pasto da casa è un diritto per tutti e le scuole sono tenute a rispettare le richieste dei genitori che non chiedono il servizio mensa, ma vogliono che i figli mangino nel refettorio con il pranzo al sacco, sotto la propria responsabilità».

«Su come organizzare la coesistenza tra chi mangia il pasto da casa e chi mangia usufruendo del servizio di refezione scolastica - continua la lettera - i giudici dicono chiaramente che, trattandosi di momento formativo, i bambini con pasto da casa non posso essere isolati dai compagni e che l’assistenza deve essere gratuita e fornita dal corpo docente e dal personale Ata».

Da qui la richiesta esplicita alle scuole lucchesi. «Chiediamo ai dirigenti a provvedere affinché gli alunni possano pranzare nello stesso orario e nello stesso luogo degli altri compagni di classe senza subire alcuna discriminazione e intimidazione, accettando al limite che venga loro riservato un tavolo fisicamente separato e diverso all’interno dello stesso refettorio, come già viene fatto (o dovrebbe essere fatto) per i soggetti allergici ed intolleranti o a dieta speciale che usufruiscono di una specifica prestazione nell’ambito del servizio pubblico di refezione scolastica. Solo se dovesse essere motivatamente esclusa questa possibilità, alla luce di norme, leggi e regolamenti che chiediamo ci vengano mostrate ed illustrate, vi invitiamo a voler predisporre un idoneo ambiente diverso da quello della mensa. Qualunque impedimento in tal senso sarà oggetto di specifica valutazione in ordine a tutte le azioni, anche giudiziarie, che si rendessero necessarie sotto ogni profilo, civile, amministrativo e penale, a tutela e garanzia dei diritti costituzionalmente garantiti».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa