Finanza
L’Asl ammette: «Mancano 55 posti letto»
Il dato fornito ai sindaci, ma per la Uil sono 89: «Un buco che porta disagi insieme all’assenza di primari in diversi primari»
LUCCA. Il dato è venuto fuori un paio di settimane fa. A metterlo sul tavolo dei sindaci della lucchesia, riuniti in conferenza, è stata la direttrice generale dell’Asl Toscana nord ovest, Maria Teresa De Lauretis: all’ospedale San Luca mancano cinquanta cinque posti letto. Un numero che è il risultato di una sottrazione: stando alle linee guida regionali, il presidio dovrebbe avere 410 posti letto, ma ad oggi ne ha a disposizione soltanto 355. «Questa è una pessima situazione che l’Asl Nord Ovest eredità dalla precedente: non ne ha colpa, ma deve intervenire» dicono dalla Uil di Lucca, riunitasi in tutte le sue anime (Fpl Medici, Rsu Fpl, Fpl Aziendale, Pensionati e segretari) per chiedere l’attivazione dei posti letto mancanti. Anche perché, stando al calcolo dato dal sindacato (elaborato sulla base delle informazioni date dagli operatori) il buco nei reparti è molto più alto rispetto a quello descritto dall’azienda. «In realtà sono 89 i posti letto mancanti» dicono dalla Uil.
Tra 55 e 89 la differenza è sostanziale, ma la questione è la stessa. Meno posti letto significa non solo più disagi, tra file e liste d’attesa, ma anche meno posti di lavoro: le dotazioni di personale all’interno degli ospedali infatti vanno di pari passo con i posti da servire. Stando al calcolo offerto dalla Uil, parliamo di quarantatré infermieri e tre medici fermi ai box. «Senza se e senza ma, dobbiamo arrivare a 410 posti letto» dicono dal sindacato. È quella la linea dettata dalla Regione Toscana con la progettazione 2003, che già si abbassa sotto la media nazionale: la legge centrale vuole infatti tre posti letto ogni mille abitanti, mentre in Toscana scendiamo al 2,58. E ad oggi, a Lucca, siamo all’1,9, per un bacino di utenza che sfiora le centosettantamila persone tra città e dintorni.
Ma il sindacato entrano nel dettaglio dei vari reparti per spiegare dove viene meno il letto per le degenze: nel reparto terapie intensive ci sono 10 posti contro i 14 previsti nel progetto del nuovo ospedale del 2002; 115 posti contro 116 iniziali per l’area medica, 75 contro 94 per il dipartimento chirurgico ortopedico, 21 contro 26 per il materno infantile, 15 contro 22 per pediatria e zero contro 8 per la riabilitazione. Senza contare poi la degenza post acuta, mai attivata, facendo perdere così altri 48 posti letto. Infine, per il ciclo diurno, ci sono i 14 posti contro 20 nel dipartimento medico, zero posti contro i 2 iniziali per il materno infantile e 18 contro 34 nel dipartimento chirurgico. Sommando tutte le differenze, ecco che arriviamo agli 89 posti letto mancanti, ai quarantatré infermieri e ai tre medici che non possono essere assunti.
I disagi legati a questo buco sono evidenti per la Uil. «I cittadini lucchesi per non attendere giorni per avere un ricovero preferiscono rivolgersi verso gli ospedali di Cisanello e Viareggio, causando un ulteriore impoverimento del nuovo ospedale» spiegano dal sindacato, rimarcando il fenomeno delle fughe verso i presidi limitrofi. Inoltre, c’è la questione Pronto Soccorso. «La carenza di posti letto è anche la conseguenza delle lunghe ore di attesa che il cittadino si trova ad affrontare ogni volta che ha un’urgenza sanitaria, in quanto una volta diagnosticato o viene dimesso o viene ricoverato».
C’è anche un’altra questione, oltre ai posti letto, su cui la Uil punta il dito: la perdita dei primari ospedalieri. Dopo aver perso quello di chirurgia plastica (dato che il reparto è stato chiuso) e quello di pneumologia (passata da struttura complessa a semplice), mancano ancora all’appello i primari di gastroenterologia, dermatologia e nefrologia, senza contare che anatomia patologica è stata assorbita da Massa e urologia dalla Versilia. «E poi vogliamo parlare di qualità? Di rilancio? - si chiedono i sindacalisti - Abbiamo provato a chiederlo all’azienda, ma da quando è nata l’area vasta Nord-Est la comunicazione è stata in pratica ridotta a zero».
La Uil inoltre, insieme alla ferma richiesta rivolta all’Asl Nord Ovest chiamano in causa anche i sindaci della zona.
«Noi possiamo fare tutte le denunce che vogliamo, ma devono essere le istituzioni a fare le pressioni necessarie per riempire questo buco - dicono dalla sede della Uil - Non ci facciamo abbindolare dall’inaugurazione di una strada: serve che il San Luca diventi quell’ospedale di pregio di cui si è parlato durante la progettazione. Ad oggi, stando ai numeri in nostro possesso, è difficile pensarlo come un presidio di qualità». Se a situazione non cambierà, è facile pensare a delle iniziative di protesta, spiegano dal sindacato. Una spinta perché questo buco venga finalmente colmato.
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