Sicurezza
Ricorso della procura che chiede il carcere per gli «inquinatori»
Il gip non ha contestato agli indagati il vincolo associativo, da mercoledì pronte le prime analisi sui campioni esaminati
LUCCA. Il pm antimafia Giulio Monferini della Dda di Firenze ricorre al Tribunale del Riesame. Non è d’accordo con il provvedimento emesso dal giudice delle indagini preliminari Angelo Antonio Pezzuti che ha cassato dall’ordinanza il vincolo associativo per gli indagati finiti nell’inchiesta «Demera» sulle tonnellate di rifiuti, speciali e pericolosi, interrati nelle dolci colline toscane con sostanze inquinanti derivate dai cicli industriali. E ha attenuato la richiesta di detenzione cautelare in carcere nei confronti di Mariano Fornaciari titolare della 3F Ecologia, Felicino Del Carlo responsabile della Dc Green e Gianni Pagnin legale rappresentante della società Co.Im.Po. trasformandola in arresti domiciliari. Per questo motivo la procura antimafia della Dda ha presentato ricorso al tribunale della Libertà sostenendo che la misura del carcere è più adeguata e proporzionale alla gravità del fatto e alla personalità dei tre soggetti e ribadendo come il vincolo associativo lega tutti i responsabili delle aziende.
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Risultati delle analisi. Già mercoledì sul tavolo del pm antimafia dovrebbero arrivare i risultati dell’accertamento irrepetibile sui campioni prelevati dai terreni, dai depuratori e dalle aziende - tra cui la Lucart di Porcari e la Pieretti di Marlia - visitate martedì mattina dalla polizia giudiziaria (Corpo Forestale e Guardia di Finanza). La procura cerca in quei rifiuti e in quei fanghi la percentuale di idrocarburi, diossine, metalli pesanti, salmonelli e dovrà valutare il potere calorifero del pulper e l'indice respirometrico. A lavoro ci sono quattro consulenti del pubblico ministero e diversi coadiutori e gli uffici Arpat con i loro tecnici sono già attivi da ieri pomeriggio alle 14. L'impressione è che la magistratura voglia fare in fretta questi primi accertamenti di fondamentale importanza anche in sede dibattimentale.
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La difesa della 3F Ecologia. Via posta elettronica certificata la 3F Ecologia srl risponde alle accuse formulate dagli inquirenti nell’inchiesta sui rifiuti: «La ditta 3f Ecologia nell’ambito dell’inchiesta sui rifiuti dopo anni di rispettato lavoro con le aziende cartarie di tutto il provinciale e non solo dichiara che i rifiuti delle cartiere sono stati ritirati con regolare autorizzazione concessa dall’albo gestori ambientali, sono stati trattati nel proprio impianto regolarmente autorizzato dalla provincia di Pistoia e sono stati smaltiti esclusivamente in impianti autorizzati dagli enti competenti nel pieno rispetto delle normative.
Lo scandalo dei rifiuti tossici in 4 punti: dalla fogna al podere, il racket d'oro
«Ribadiamo - continua la nota - la nostra estraneità ai fatti contestati, rappresentando che la vicenda che coinvolge l’azienda muova da un’interpretazione e un’applicazione dei criteri di classificazione di pericolosità dei rifiuti non in linea con la disciplina di settore. Inoltre si precisa che l’azienda non si è mai occupata di trasporto e smaltimento dei fanghi a cui fa riferimento l’inchiesta in corso».
La politica. Dalla Regione il vice presidente della commissione sanità Stefano Mugnai (Forza Italia) interviene chiedendo alla giunta una presa di posizione.
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