Il Tirreno

Lucca

La folla che lo acclamò nel 2002

di Alfredo Faetti
La folla che lo acclamò nel 2002

La visita come Capo dello Stato, ricordando la nonna paterna, il maestro Mancini e la gioventù

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LUCCA. Era il 17 settembre, proprio come oggi. Le strade erano cariche di gente e da qualche finestra sventolava il tricolore. La città si era tirata a lucido per la visita di due giorni dell’allora Presidente della Repubblica e di sua moglie, riservandogli un programma di primissimo livello: musiche pucciniane all’auditorium di San Romano, cene con le specialità del territorio, mostre d’arte. Era il 2002 e Carlo Azeglio Ciampi, scomparso ieri all’età di 95 anni, rimase stupito per sua stessa ammissione di questo straordinario benvenuto.

«Ritornare a Lucca provoca in me ogni volta una forte emozione - disse durante il discorso ufficiale in sala Ademollo -. L’emozione di tutti i visitatori che da ogni parte del mondo vengono ad ammirare la cerchia perfetta delle vostre Mura, scrigno che racchiude tanti monumenti insigni, tante opere d’arte». Ma Ciampi aveva anche sentimenti personali che lo legavano alla città e al suo territorio. Nel suo sangue labronico si mescolava anche una linea di lucchesità, donatagli dalla nonna materna. Poi gli anni della giovinezza, trascorsi in villeggiatura a Bagni di Lucca tra le cartiere. E infine Augusto Mancini, suo docente alla Normale nei primi anni universitari: livornese di nascita, lucchese di adozione. «Ricordo bene di avergli reso più volte visita a Lucca, per discutere delle mie prime ricerche. Era un dotto filologo classico, un uomo di vasta cultura» spiegò Ciampi nel discorso in sala Ademollo, di fronte alle istituzioni locali, dall’allora sindaco Pietro Fazzi, il presidente della Provincia Andrea Tagliasacchi e della Regione Claudio Martini. E di fronte a Marcello Pera, in quel periodo presidente del Senato. Fu proprio lui a fare da cicerone a Ciampi di fronte alla chiesa di San Michele, raccontandogli la storia della piazza. Fu quella una delle molte tappe organizzate, dalle musiche pucciniane ai pranzi che fecero molto discutere, perché - si disse - a tavola venne servito olio non prodotto sul territorio ma altrove. Anche la signora Franca si fece notare, staccandosi dal cordone delle autorità per fare due passi sulle Mura, soffermandosi ad ammirare la Casa del Boia. Le cronache di quei giorni sono intrise di immagini che raccontano la coppia presidenziale in giro per Lucca, ma nessuna ha la stessa intensità della folla che acclamò Ciampi da piazza Napoleone fino a Palazzo Orsetti: centinaia di strette di mano, applausi, incitamenti. «I tiepidi lucchesi si sciolgono per quella coppia» scrissero i giornali.

Oggi, quattordici anni dopo, è il sindaco Alessandro Tambellini da Lucca a dare l’ultimo saluto al Presidente. «Ciampi è stato il presidente che più di altri si è impegnato per recuperare il senso della nostra unità nazionale e dell'identità repubblicana, anche attraverso i simboli che ne sono il segno - dice -. Ricordo la sua visita a Lucca, circondato da una stima che ancora oggi rendiamo all’uomo di Stato che abbiamo avuto la fortuna di conoscere».

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