Gioco
Tenta di evadere durante una visita, poi aggredisce gli agenti che lo salvano dal suicidio
Un detenuto del carcere di Lucca ha ferito un ispettore dopo che questo lo ha fermato dal togliersi la vita
LUCCA. Prima ha tentato di evadere, ma è stato bloccato in tempo dalla scorta di polizia penitenziaria che lo aveva accompagnato a una visita ambulatoriale in ospedale. Poi, nella mattina del 14 settembre, ha tentato il suicidio e, salvato in tempo dagli agenti, ha aggredito i poliziotti.
“Un detenuto con posizione giuridica “giudicabile”, di nazionalità algerina, mentre veniva accompagnato per una visita medica all’ospedale di Lucca , ha tentato di evadere aggredendo i poliziotti penitenziari di scorta, che solo grazie alla loro professionalità e prontezza di riflessi hanno riportato alla calma il soggetto - denuncia Pasquale Salemme, segretario regionale SAPPE della Toscana - Stamani, verso le 12, sempre lo stesso detenuto ha tentato prima di impiccarsi e poi, una volta che gli agenti gli hanno salvato la vita, ha aggredito un ispettore di polizia penitenziaria e altri. Si tratta per altro di un soggetto spesso protagonista di gravi episodi, come aggressioni e ingestione di pile e lamette. Ultimamente, diversi soggetti con gravi problemi psichiatrici sono stati assegnati alla struttura detentiva lucchese, pur sapendo che essa non è idonea alla ricezione ed alla custodia di tali soggetti, che spesso non solo mettono a repentaglio la sicurezza interna, ma minano la tranquillità del resto della popolazione detenuta presente”.
Il segretario generale del Sappe Donato Capece evidenzia come anche i gravi eventi critici accaduti nel carcere di Lucca siano “sintomatici del fatto che le tensioni e le criticità nel sistema dell’esecuzione della pena in Italia sono costanti. E che a poco serve un calo parziale dei detenuti, da un anno all’altro, se non si promuovono riforme davvero strutturali nel sistema penitenziario e dell’esecuzione della pena nazionale, a cominciare dall’espulsione dei detenuti stranieri, specie quelli – e sono sempre di più – che, ristretti in carceri italiani, si rendono protagonisti di eventi critici e di violenza durante la detenzione”.
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