Il dolore
Spari nell’oliveta a Vitiana il giudice nomina i periti
Nuova udienza nel procedimento che vede imputato il cacciatore Marco Zappelli Barsi resta immobilizzato su una sedie a rotelle, tra un paio di mesi rientrerà a casa
COREGLIA. Spari nell’oliveta a Vitiana, il giudice nomina due periti: si torna in aula il 13 dicembre. Ieri mattina si è tenuta l’udienza preliminare nel procedimento che vede imputato Marco Zappelli, il cacciatore 58enne di Ghivizzano, accusato di duplice tentato omicidio. Lo scorso 8 novembre a Vitiana, Zappelli esplose tre colpi di fucile all’indirizzo di Gianfranco Barsi (49 anni) e del figlio 19enne Riccardo. Il primo fu colpito al collo e cadde a terra in una pozza di sangue. Ora è costretto su una sedie a rotelle, ospite di una struttura di Montecatone, nei pressi di Imola. Il figlio, invece, sfuggì per miracolo alle altre due fucilate sparate da Zappelli. Il tutto scaturì da una banale lite per il passaggio su una proprietà privata: i Barsi invitarono il cacciatore ad allontanarsi e lui, dopo un diverbio, imbracciò il fucile e fece fuoco.
Ieri mattina Zappelli si è presentato in aula, assistito dai legali Paolo Mei e Vincenzo Locane, mentre l’accusa era rappresentata dal sostituto procuratore Antonio Mariotti. Presenti anche Nadia e Riccardo, moglie e figlio di Gianfranco Barsi, accompagnati dall’avvocato Alessandro Garibotti. Si è trattato di un’udienza interlocutoria nel corso della quale il giudice Silvia Mugnaini ha nominato due periti: il medico legale professor Luigi Papi e il professor Martino Farneti del Centro di balistica forense. I due dovranno stabilire se i colpi esplosi da Zappelli fossero idonei a provocare la morte dei Barsi. Sull’imputato, infatti, pesa l’accusa di duplice tentato omicidio e la difesa ha optato per l’abbreviato condizionato. L’udienza sarà aggiornata al 13 dicembre, giorno in cui i due periti dovranno presentare le loro relazioni.
Intanto i Barsi continuano a vivere la loro vita, una vita che da quel giorno non è più la stessa. Nadia ha dovuto lasciare il lavoro per occuparsi a tempo pieno del marito e dei due figli, e fa continuamente su e giù tra Vitiana e Montecatone. Gianfranco, invece, prosegue il suo complicato percorso di recupero: da qualche tempo gli è stato tolto il ventilatore e, seppur a fatica, riesce a parlare. Nell’arco di un paio di mesi tornerà a casa ma la famiglia ha dovuto predisporre importanti modifiche all’abitazione per consentire il passaggio della carrozzina.
Al momento i Barsi non hanno ricevuto alcun indennizzo per quanto avvenuto: non essendo un incidente di caccia ma un gesto volontario, non c’è alcuna assicurazione che può essere chiamata a risarcire la famiglia del danno subito. L’avvocato Garibotti aspetta la sentenza di primo grado per avviare a un procedimento civile e ottenere il risarcimento. Ma ci vorrà tempo. Nel frattempo la famiglia va avanti con la pensione di inabilità al lavoro di Gianfranco e soprattutto grazie alla solidarietà della comunità di Vitiana e dei colleghi della cartiera Tronchetti, dove Gianfranco lavorava. Tutti hanno dato una mano.
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