La manifestazione
«Migranti, è l’ora dell’integrazione»
L’ammonimento di Castellani agli amministratori e l’augurio a giovani e famiglie per l’anno scolastico
Pubblichiamo un estratto dell’omelia che monsignor Italo Castellani leggerà questa mattina nel corso del Pontificale della Santa Croce, in programma in Cattedrale alle 10.30
di ITALO CASTELLANI
Nella prospettiva di noi cristiani, dove Vangelo e Vita sono una cosa sola, evidenzio il segno che quest’anno ho desiderato fosse il “segno luce”, nella luce della Luminara della Santa Croce 2016. Ho invitato una rappresentanza delle molte associazioni, che si sono impegnate nel quadro delle operazioni di Protezione civile seguite al sisma del Centro Italia, a condividere con noi l’omaggio al Volto Santo: ieri sera alcuni volontari hanno partecipato alla Processione sotto il cartello “Lucca solidale con i terremotati”. Il gruppo non esauriva la ricchezza delle tante realtà che si sono movimentate. Era una delegazione colorata, fatta di diverse divise ma con un solo movente ideale potente, unificante: la solidarietà, la vicinanza, la cura, la sollecitudine, in una parola - nel linguaggio cristiano - il “farsi prossimo”. Da sempre mi ha colpito la capacità particolare della nostra città di Lucca di riconoscersi in questo valore, di farlo diventare carne e di passare senza indugio dalle parole ai fatti, quando si rende necessario. Lo abbiamo visto, pur nelle enormi contraddizioni e nelle faticose scelte, nel difficile segno dell’accoglienza assicurata ai richiedenti asilo e ai profughi, che quest’anno hanno sfilato con le comunità che li accolgono, e che in maniera silenziosa cercano ogni giorno strade concrete per uscire dall’emergenza ed esercitare vera integrazione. Lo abbiamo visto con evidenza nello slancio con il quale gran parte della comunità civile e religiosa si è movimentata dopo il tragico terremoto dello scorso 24 agosto, in soccorso di quanti erano stati colpiti duramente. C’è stata da subito voglia di prossimità, un incontenibile desiderio di dire «ci siamo», «siamo vicini, vicinissimi, anzi prossimi», «non siete da soli»: aprendo le braccia - dando reale continuità alle braccia allargate del Volto Santo - per ricostruire i ponti caduti e ricollegare comunità isolate nel dolore e nel dramma a comunità accoglienti e materne. Questa è la città più bella, l'anima della nostra Lucca e del suo territorio. Quella che non rifugge dal dolore, dalla povertà, dall'impegno verso gli ultimi, dall'accoglienza generosa e la esercita facendosi prossima fino in fondo. La festa della Santa Croce - con le tante espressioni culturali del cosiddetto “Settembre Lucchese”, la sua Luminara che trova il suo culmine in questa celebrazione eucaristica - diviene così non un rito del passato, ma l’attualissima, necessaria occasione di sentirsi di nuovo insieme, comunità civile e religiosa, istituzioni, associazioni, giovani, anziani, stretti attorno ai valori fondanti del creare città: la solidarietà, la cura reciproca, l’accoglienza.
Concludo con due richieste e specifici ringraziamenti. Con questo spirito invito con forza le comunità ecclesiali a formulare proposte di iniziazione alla vita cristiana delle giovani generazioni che comprendano sempre itinerari di servizio, quindi di educazione alla gratitudine e al dono, partecipando alle molteplici espressioni di volontariato di cui è ricca la nostra società Lucchese in risposta ai vari bisogni del territorio. Crescere nell’attenzione agli altri, sperimentare la bellezza dello sporcarsi le mani per costruire città migliori, compromettersi con il bene è la più entusiasmante delle sorprese, la più bella eredità che possiamo consegnare.
Chiedo alla società civile, alle istituzioni e alle molteplici organizzazioni di volontariato, alle comunità cristiane che in questi anni hanno agito nel nome dell’accoglienza, dell’inclusione e della cura dei poveri, quelli lontani, in fuga, e quelli vicini, prostrati dalla prolungata crisi economica e sociale di essere coraggiosi e creativi. Di immaginare insieme segni concreti, azioni, misure sociali improntate all’accompagnamento e l’autopromozione dei poveri e non solo alla loro assistenza, all’integrazione vera dei migranti e non solo alla loro ospitalità. Questa attenzione già presente, nel cuore e nella volontà di tutti noi, ma da pensare insieme e concretizzare ulteriormente, mi sollecita ad esprimere la gratitudine della nostra società lucchese a tutte le organizzazioni e comunità ecclesiali suddette, e a tutte le istituzioni: il prefetto, i sindaci, gli amministratori tutti, quotidianamente in prima linea per costruire comunità che non escludano i cittadini più fragili e per organizzare la difficile sfida dell’accoglienza. Domani per i nostri bimbi, ragazzi e giovani suona. la campanella del primo giorno di scuola: a loro - alle famiglie e a tutti coloro che sono impegnati nella scuola - l’augurio di tutti noi per un anno scolastico sereno, impegnato e ricco di risultati sul piano dell’apprendimento e della formazione educativa.
Monsignor Italo Castellani
è arcivescovo di Lucca
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