Il Tirreno

Lucca

il racconto

La mia prima volta alla Luminara, tra l'antico e le cialde

di ALFREDO FAETTI
Il drappo del Volto Santo
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Il drappo del Volto Santo

di ALFREDO FAETTI Non ero mai stato alla processione dell’Esaltazione della Santa Croce e le aspettative di vedere Lucca, la città dalle cento chiese, illuminata a festa erano molte. Il suo fascino...

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Non ero mai stato alla processione dell’Esaltazione della Santa Croce e le aspettative di vedere Lucca, la città dalle cento chiese, illuminata a festa erano molte. Il suo fascino non ha tradito la fiducia, ma l’aria a festa che i lumini sui palazzi sembravano annunciare al crepuscolo non ha trovato seguito nello scorrere della processione. Non è stata una festa, forse perché non lo doveva essere. È stata una processione, antica e solenne, fatta da centinaia di uomini e donne che, contemplando il divino con i loro passi, hanno mostrato i propri pregi e difetti, tra cellulari e cialde e croccanti.

Quando mancano ancora alcuni minuti alle 20 il sagrato di San Frediano è colmo di stendardi di Santi, di croci e di oro, mentre la folla riempie la piazza con un allegro brusio. «Ora basta - tuona una voce dagli altoparlanti installato sulla chiesa - Abbassate il tono, che fuori c’è la processione e non va bene». L’illusione di una festa è già svanita. La piazza chiassosa è stata richiamata e una volta ricomposta può partire il canto “Viva la croce”. I fedeli al centro del corteo hanno espressioni serie, con lo sguardo fisso di fronte a sé. La linea non verdissima dei suoi componenti prende via Fillungo, dove intanto è sceso il buio vero e proprio, e s’incammina verso piazza Napoleone. Avanzo con loro ma gli spettatori ai bordi della strada si infuriano ogni volta che mi fermo, perché copro la vista. «Via scorrere» mi dice una signora con tono militare, già nervosa perché la postazione di via Fillungo non permette di vedere nel suo insieme il fiume di gente che sta affollando il centro. Tanta è stretta la visuale che qualsiasi luce diventa fotografabile per gli spettatori, anche i lampeggianti delle moto della municipale. Ma al passare del corteo tutti si fermano, anche i turisti che stanno celebrando il pagano rito dell’aperitivo.

Mi appoggio su una transenna all'angolo sud di piazza Napoleone, davanti a Palazzo Ducale, è qua ho un quadro completo di cosa sta avvenendo intorno a me. Vedo il corteo scendere da piazza San Michele e voltandomi osservo la testa prendere la via di San Martino. L’intera piazza ha una tetra bellezza romantica che richiama l'atmosfera medioevale vista in certi film. Il suono di trombe e tamburi in lontananza viene sovrastata dai canti Alleluja e di nuovo sembra tornare l’aria della festa, ma è un momento: le note fanno subito spazio allo scandire regolare delle preghiere. Si accavallano i Padre Nostro con le Ave Maria, recitati da parrocchie diverse. Una colpisce in particolare: i suoi fedeli seguono la preghiera dettata da una donna al centro del gruppo, che dà i tempi senza staccare gli occhi dal cellulare. «Certo che deve durare molto questa processione» dice con una spiccata calata romana un uomo a sua moglie. «Il cuore di Lucca è rivolto a quel volto che invita a sperare» cantano intanto dal corteo. Ed eccolo, il Volto Santo. Con i suoi occhi neri, vestito con l’oro che ha la stessa luce delle migliaia di torce sparse per la città. Alle porte del tempietto c’è un giovane in abiti eleganti che discute con una signora, furiosa per non poter entrare. Ma all’interno può starci solo un altro ragazzo, con l’uniforme da alpino, costretto a prendere le offerte che le persone vogliono comunque lasciare davanti al Santo. Sbircio: nel piattino ci sono diversi pezzi da 20 euro. I fedeli allora si chinano a pregare sul marmo che circonda il tempietto: c’è un gruppo di indiani, ragazzini con le magliette uguali, c’è pure il barista che ogni mattina mi prepara il caffè. Attorno intanto, dentro San Martino, ora che è stato sfiorato il divino il corteo torna profondamente umano. Le signore si siedono sulle panche e qualcuna toglie le scarpe, gli uomini si tolgono la giacca. Un bambino si sdraia in terra. Con i suoi 900 anni di tradizione, penso a quanti milioni di persone può aver visto il Volto Santo, quanti difetti e quanti pregi può aver colto. È qui che il senso di antico diventa travolgente, anche per un profano. Non è stato divertente perché non lo doveva essere. È stato solenne. Ma per tornare umani basta uscire dal Duomo: fuori, subito sotto il sagrato, c’è un chiosco con il croccante. Ci saranno almeno cinquanta persone davanti.

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