Il Tirreno

Lucca

Fanghi tossici dentro le colline da cartolina: Geal coinvolta nell’inchiesta rifiuti

di Gianni Parrini
Fanghi tossici dentro le colline da cartolina: Geal coinvolta nell’inchiesta rifiuti

Tra gli indagati anche molti porcaresi. Il sindaco Baccini: «Sono allibito e preoccupato ma aspettiamo prima di dare giudizi»

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LUCCA. C’è anche Geal nella maxi inchiesta sullo smaltimento dei rifiuti. Il nome dell’azienda che gestisce il servizio idrico a Lucca (controllata da Lucca Holding al 52 %, da Crea al 28,80 % e da Veolia Eau al 19,20 %) è finito nel fascicolo di “Demetra”, la maxi inchiesta condotta dalla Dda di Firenze che disegna scenari da “terra dei fuochi” in salsa toscana. Nell’ordinanza del gip Angelo Pezzuti figura tra gli indagati il legale rappresentate o i l responsabile degli impianti di depurazione di Geal, seppure tale figura non venga indicata con nome e cognome. Secondo gli inquirenti i fanghi prodotti negli impianti di depurazione di Geal e di altre società che gestiscono il servizio idrico – ci sono anche Asa, Gaia, Sea e il consorzio Torrente Pescia – venivano acquisiti a prezzi particolarmente competitivi dalla Dc Green, azienda gestita dai porcaresi Felicino e Federico Del Carlo, che “spandeva” questi fanghi sui terreni di alcune aziende agricole di Peccioli, Palaia e Montaione. Il problema è che si trattava di fanghi altamente nocivi in quanto non trattati e contenenti sostanze pericolose e inquinanti che li rendevano incompatibili con un reimpiego in agricoltura.

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In questo quadro Geal e gli altri gestori degli impianti di depurazione sono accusati di aver conseguito un ingiusto profitto, consistito in un significativo risparmio dei costi di gestione della filiera. Pagando di media “solo” 61 euro a tonnellata a Dc Green, Geal e gli altri si sottraevano dall’onere di predisporre dispositivi, soluzioni tecniche o procedure di pre-trattamento in impianto che tenessero separati i fanghi derivanti da scarichi civili dai fanghi provenienti da scarichi industriali. In questo modo risparmiavano sui costi che avrebbero dovuto sostenere se quei fanghi fossero stati smaltiti come rifiuti pericolosi o come rifiuti speciali industriali non in impiegabili in agricoltura.

VIDEO Ecco dove buttavano i rifiuti

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Per il momento da Geal preferiscono non rilasciare dichiarazioni, convinti che la magistratura appurerà il loro corretto operato. Il fulcro dell’inchiesta ruota intorno alla Dc Green, l’azienda con sede a Vicopisano che ritirava i fanghi all’impianto di via Santeschi e poi li riutilizzava – secondo l’accusa – in maniera impropria, falsificando le certificazioni o miscelando illecitamente le sostanze. Dc Green è stata individuata da Geal attraverso un bando di gara che l’ha vista aggiudicarsi l’appalto grazie alla migliore offerta economica.

Tra gli indagati vi sono diversi nomi noti a Porcari e in tutta la Piana: i membri della famiglia Fornaciari (Mariano, Giulia e Martino) titolari della Ef Ecologia; Luisano Pieretti, titolare dell’omonima azienda; Felicino e Federico Del Carlo che assieme ad Alessandro Salutini costituiscono il management della Dc Green. Il sindaco di Porcari Alberto Baccini è stupefatto: «Sono allibito e preoccupato – dice – dal fatto che nell’inchiesta siano coinvolte aziende simbolo di questi territori (Lucart e Pieretti, ndr). Aziende che hanno certificazioni di qualità che impongono rigidi parametri nella scelta dei partner con cui lavorano. Stupore ma anche cautela: prima di dare giudizi devono essere fatte le opportune verifiche».

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