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Morto per il masso, chiesto il processo

Morto per il masso, chiesto il processo

La procura ha messo nel mirino quattro persone per l’incidente durante la tempesta del 5 marzo 2015

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LUCCA. La procura ha chiesto il rinvio a giudizio per i quattro indagati di omicidio colposo per la morte di Sauro Tortelli, l’imprenditore 41enne che il 5 marzo 2015, giorno della tempesta di vento, venne ucciso da un masso caduto sulla sua auto mentre percorreva la Lodovica.

L'11 novembre prossimo il gup deciderà dunque sulle sorti di Giovanni Pratali, Antonio Ricci, Fabio Lo Jacono e Mario Trivellini. Si tratta dell'ex ingegnere capo della provincia di Lucca negli anni Novanta e di tre professionisti, mentre per i legali rappresentanti di imprese e cooperative che effettuarono dei lavori di installazione di barriere di protezione nella zona della tragedia la procura ha presentato istanza di archiviazione al giudice delle indagini preliminari.

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Per gli investigatori se nell'area dove si è staccato il masso finito sulla sede stradale fossero state installate al lato monte della carreggiata barriere di protezione idonee l'automobilista, sposato e padre di due figli, non sarebbe morto. Accanto all’uomo viaggiava un’estetista dipendente del centro benessere Vitality di Piazza al Serchio che Tortelli stava accompagnando all'ospedale di Pisa per alcuni esami medici. Lei, una testimone dell'incidente, ricorda un botto fortissimo, il tettino della vettura che si apre e il conducente che si accascia e l'auto senza controllo che va a sbattere contro un camion dalla parte opposta della strada.

Il masso è rotolato giù dal monte oltrepassando anche la recinzione messa proprio a protezione dalle frequenti cadute, e si è schiantato sulla parte superiore della Ford Fmax guidata dal giovane. Dai primi rilievi effettuati il giorno dopo l'incidente da parte dei rocciatori mandati sul posto dalla Provincia (l'ente di Palazzo Ducale è infatti competente sulla strada) emersero alcuni punti fermi. Il masso che causò la tragedia sarebbe caduto da circa 60-70 metri di altezza. Non si sarebbe, però, smosso direttamente. In quel punto, infatti, le raffiche di vento avrebbero sradicato un leccio e - secondo sempre quanto riferito dai rocciatori - le radici dell'albero avrebbero smosso un "castelletto" di rocce. Ma è stata proprio la mancanza di barriere di protezioni in quel punto a suscitare l'attenzione della Procura che ha chiesto cartografie e lavori eseguiti in quella zona che, evidentemente, non fu messa in sicurezza, per arrivare alle richieste di rinvio a giudizio di ieri. La parola ora passa al gup. (v.b.)

 

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