Attenzione
Rischio sismico: a Lucca le zone calde lungo il fiume e in collina
Tutto il centro è in area 2 su una scala di 4 Massima instabilità registrata a nord
LUCCA. Una mappa strada per strada, casa per casa. Che indica la pericolosità sismica delle zone più popolate del territorio. Non molti lo sanno, ma un documento del genere esiste. È la “Mappa di pericolosità sismica” allegata al piano strutturale adottato qualche mese fa in consiglio comunale e in attesa di essere approvato definitivamente dopo l’esame delle oltre 400 osservazioni arrivate.
Documenti preziosi, redatti grazie a centinaia di monitoraggi, che indicano come le situazioni (potenzialmente) più a rischio sono quelle lungo i corsi d’acqua, a partire dal Serchio e nelle zone collinari. Per quanto riguarda il centro storico e i quartieri della prima periferia, il grado di pericolosità è stimato a livello due su una scala che va da 1 a 4.
La classificazione. Per fare chiarezza, soprattutto dopo i tragici fatti del sisma nel centro Italia, è necessario premettere che tutto il territorio comunale di Lucca è inserito in Zona sismica 3, cioè a “bassa sismicità”. Pochi e non molto forti, infatti, i terremoti con epicentro a Lucca. Piuttosto, la città deve fare i conti con gli effetti dei possibili sismi originati dalla Garfagnana, zona ben più pericolosa.
Detto questo, la normativa prevede che al piano strutturale venga allegata una mappa che indichi le situazioni di pericolosità locale. Che possono dipendere da una grande varietà di fattori, legati soprattutto alla natura e al “contrasto” fra i vari strati che compongono il sottosuolo.
Si tratta di dati importanti. In primis per gli enti pubblici, che hanno la responsabilità della sicurezza di edifici come scuole e ospedali. Ma anche per i privati, per realizzare interventi sull’esistente o per nuove costruzioni, devono sapere quale tipo di terreno hanno a disposizione.
Più o meno a rischio. La normativa preveda che i comuni esterndano questa analisi ai «centri urbani maggiormente significativi». Per questo vasta parte del territorio, soprattutto nelle zone montuose e collinari, non è stato mappato. Per il resto, non ci sono zone nel grado minimo, quello “1”. Il centro storico e l’intera “corona” dei quartieri periferici cade nella “Zona 2”, cioè zone stabili che ma possono avere “amplificazioni locali” delle onde sismiche. In questa zona è compresa anche la sponda sinistra del Serchio dal Giannotti fino all’Acquacalda, san Pietro a Vico e San Cassiano a Vico.
La situazione cambia per le frazioni che vengono inserite in “Zona 3”: secondo la classificazione di legge, sono aree con versanti instabili ma “quiescenti”, che potrebbero riattivarrsi in caso di sisma, o zaone con terreni di fondazioni particolarmente scadenti.. In questa fascia ricade tutta la sponda sinistra del Serchio da Saltocchio fino a oltre Ponte a Moriano, e anche parte della corrispondente sponda destra,
Più in generale, molti versanti collinari ricadono in questa classificazione: accade a monte San Quirico e Mutigliano, ma anche a Santa Maria a Colle e alle pendici dei monti pisani sul versante di Santa Maria del Giudice.
Ma fa parte di questa “categoria” anche una fascia piuttosto ampia a sud e ovest della citta, da Vicopelago a Montuolo, fino a Sant’Angelo e, di là dal Serchio, Ponte San Pietro, San Macario in Piano e Maggiano.
Sono poche e - soprattutto - poche estese le aree che ricadono in zona 4, quella di “Pericolosità sismica locale molto elevata”, dove ci sono versanti instabili attivi. Sono concentrate sopratutto a nord, lungo il corso del Serchio. La più vasta riguarda il versante sottostante al Convento dell’Angelo e altre sono nella zona di Vinchiana e, sull’altra sponda, in località Catri a Ponte a Moriano.
Infine, alcune sono localizzate a Monte San Quirico, a monte della Provinciale per Camaiore.
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