La manifestazione
Il Riesame decide su due banditi
I legali di Bini e Cesare Satori hanno chiesto la remissione in libertà
LUCCA. Il tribunale della Libertà è chiamato a decidere - e lo farà nei prossimi giorni - sulla richiesta di scarcerazione presentata dai legali di Cesare Satori, 38 anni, residente nell’insediamento nomadi di Querceta e Alessandro Bini, 32 anni, entrambi ritenuti responsabili della rapina commessa il 12 gennaio 2016 all’oreficeria «Aldo gioielli» sulla via Sarzanese a Nave e di alcune decine di furti consumati tra Lucca, Capannori, Altopascio, Querceta, Massarosa e Pescaglia. I due sono finiti in manette a fine luglio, a distanza di una settimana l’uno dall’altro, nell’ambito dell’operazione «Non-stop» condotta dai carabinieri del reparto investigativo guidati dal sostituto procuratore Aldo Ingangi. Secondo gli investigatori sia Cesare Satori che Alessandro Bini ebbero parte attiva nella rapina. Travisati da passamontagna, mentre altri complici tenevano loro la porta, i due assieme a Daniel Di Leo, 32 anni, residente al campo nomadi di Maggiano, sarebbero entrati nell’esercizio di Aldebrando Pecchia e lo avrebbero malmenato usando il calcio di una pistola giocattolo per poi mettere a segno il colpo e fuggire a bordo di due auto. Nell’altra c’erano anche i due malviventi, entrambi di etnia sinti, che per primi finirono dietro le sbarre: Clai Satori, il gemello di Cesare, e Domenico Tarantino. Sino ad oggi nessuno degli arrestati avrebbe collaborato con gli investigatori e i due nomadi che hanno chiesto la remissione in libertà all’inizio si erano avvalsi della facoltà di non rispondere.
Dieci le misure restrittive applicate dal gip di cui otto nei confronti degli arrestati e due legate all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria mentre sono 19 gli indagati con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati contro il patrimonio, furto e rapina.
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