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«Quando il Maestro cantava con le monache»

«Quando il Maestro cantava con le monache»

LUCCA. Un sorriso sul volto e tanta gentilezza. Un anticipo di un qualcosa di importante da raccontare e far conoscere a sempre più persone perché, a discapito degli anni passati, non possa...

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LUCCA. Un sorriso sul volto e tanta gentilezza. Un anticipo di un qualcosa di importante da raccontare e far conoscere a sempre più persone perché, a discapito degli anni passati, non possa disperdersi nel tempo con il suo ricordo. Il dottor Dino La Selva, 82 anni, ci accoglie nel suo ex studio di ambulatorio all'interno della propria abitazione, dove ha esercitato dal 1962 al 1990 la professione, compresa quella di medico condotto delle suore dell'ex monastero di Vicopelago.

«Appena penso a quel luogo, si staglia nitido il cancello sempre aperto, con un pezzetto di lamiera dipinto di nero con su scritto a mano con la vernice bianca “Monastero delle monache Agostiniane”. Il portone robusto, la ruota di legno sempre identica, la piccola grata, il portafiori di ferro battuto, il tavolinetto con la rivistine religiosa, il quadro, dipinto alla buona, di Sant'Agostino con la tiara e i paramenti bianchi da vescovo. Sembra le suore siano sempre lì tutte ad aspettarmi per farsi visitarecome in un piccolo ambulatorio, sempre pronte a servirmi un delizioso caffè in maniera angelica». Importante anche il ricordo di suor Paolina, una delle sue pazienti più anziane: «Al tempo in cui era giovane conversa, assisteva madre Giulia Enrichetta, sorella di Puccini, già anziana e dalla salute malferma». Quando il Maestro veniva a trovare la sorella si metteva al piano «e voleva che le cinque suore giovani, si mettessero attorno a lui e lo accompagnassero col canto. Ma a suor Paolina diceva: “Peccato che tu sia stonata come un asino!” Suonando poi canticchiava e se sconfinava nel genere profano allora la sorella, che gli sedeva a fianco ed era anche lei molto esperta, lo tirava per la giacchetta e gli diceva a voce bassa ma decisa: “Giacomo! Ricorda che qui non siamo nel mondo, siamo in un monastero!”».

Selva ricorda che proprio suor Paolina corresse un credo comune ormai diffuso e ne confermò invece un altro: «Suor Angelica non era la sorella di Puccini, che era di parecchio più anziana di lui e già malata. C'era una suora giovane molto bella che si chiamava Angelica, ecco svelato l'arcano. Anche qui, Puccini non è rimasto insensibile al fascino femminile».

La notte che la sorella di Puccini morì, suor Paolina l'assistette fino alla fine. «Il Maestro non c'era al momento del trapasso. Arrivò due o tre ore che sua sorella era già morta. Cominciò a piangere e a singhiozzare, in modo accorato e disperato. E le suore si guardavano in faccia desolate, perché nessuna era capace di calmarlo, di far cessare quel pianto». (g.a.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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