Il Tirreno

Lucca

Ispirò Puccini, ora il monastero è in rovina

di Gregorio Andreini
Ispirò Puccini, ora il monastero è in rovina

Lucca: la vicenda della struttura a Vicopelago dove il compositore concepì “Suor Angelica”

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LUCCA. Un luogo che appartiene alle radici ed alla storia di Lucca. Ma che, visto il suo legame con Puccini, ha un’importanza che va oltre il nostro territorio, soprattutto per gli appassionati di musica. Mancherebbe ora solo il via libera all’inizio dei lavori, dopo aver ottenuto i necessari permessi, per poter ristrutturare e ridonare dopo diciassette lunghi anni l’ex monastero nella frazione di Vicopelago, attualmente di proprietà della “casa madre” Agostiniana “Corpus Domini” di Cento, in provincia di Ferrara.

Un posto da salvaguardare, dove il maestro lucchese Giacomo Puccini si ispirò, compose e poi fece echeggiare in anteprima le immortali melodie di una delle sue opere liriche più care e conosciute, “Suor Angelica”.

A tracciare una breve storia di questo insediamento è la comunità femminile monastica di Cento: «A Vicopelago l’ordine risiedeva a Lucca dal 6 agosto 1887. Quaranta monache di via San Nicolao, saputo che era in vendita la Villa del Reale Collegio di Lucca in questa località alla periferia della città la acquistarono, intitolando il proprio nuovo monastero al loro santo protettore Sant’Agostino. A San Nicolao - evidenziano le religiose - fino al luglio dell’anno seguente comunque continuarono la loro opera di educandato. Sempre prodighe verso le popolazioni vicine, aprirono qui a Vicopelago una scuola di ricamo e maglieria ed in seguito una scuola materna, che ha cessato l’attività nel 1985 per mancanza di personale».

E proprio il monastero di Vicopelago servì a Puccini da esempio e ispirazione per riuscire a ricreare l`atmosfera monastica di “Suor Angelica”. A questo luogo, infatti, il compositore era strettamente e intimamente legato: «Nel convento di Vicopelago col nome di suor Giulia Enrichetta, fu monaca agostiniana sua sorella Iginia, nata nel 1856 e morta nel 1922. Quando vi erano ancora le suore di clausura, era uno spaccato d’ambiente particolare, da osservare e studiare per ricreare la “Suor Angelica”», sottolineano le suore di Cento.

Il convento ispirò Puccini, sembre desideroso di cogliere nuovi stimoli sempre differenti. Iginia fra l’altro, anche per le esigenze liturgiche del luogo, era molto progredita nell’esperienza musicale e accettava volentieri i doni del fratello, soprattutto i pacchi di musica per organo, che lui provvedeva a farle inviare.

Ma c’è un altro punto che collega Vicopelago a Puccini e a quest’opera in particolare: «Alcuni - ricordano infatti le suore - riferiscono che Giacomo abbia fatto sentire in anteprima, canticchiando e accompagnandosi con l’organo, “Suor Angelica” a Iginia e alle altre suore. Di sicuro si sa che Puccini fosse profondamente legato alla sorella, che visitava spesso insieme con le altre suore nonostante la clausura, grazie ad un permesso speciale della curia con cui poteva andare a trovare la sua guida spirituale».

Questa struttura enorme è stata poi chiusa per mancanza di vocazioni, seguendo il destino di tanti altri conventi e monasteri. «La congregazione si è trasferita a Ferrara, unendosi a quella attuale. Un segno - evidenziano le suore ferraresi - che ci fa vedere quanto le vie della Provvidenza del Signore siano infinite. La Madre Superiore del nostro convento a Cento, ad inizio Novecento, alla ricerca in quel momento di un luogo per accogliere l’ordine, chiese lei stessa all’allora superiora di Lucca Madre Giulia Enrichetta, sorella del maestro Puccini, in quell'occasione di unirsi alle suore di Lucca. Ciò allora non avvenne ma fu gettato il seme che ci univa già, continuando il legame epistolare e spirituale fra le due comunità. Questo è importante per sottolineare come la conoscenza e la fraternità, in vero spirito agostiniano, fra Lucca e Ferrara siano nate già da molto tempo».

Le suore di Cento concludono con un auspicio per il futuro: «La nostra speranza è che i lavori procedano velocemente e che al più presto possa essere raggiunto innanzitutto l'obiettivo, dopo quasi vent'anni, di poter ridonare un luogo in questo momento bisognoso di urgente restauro, con così tanti importanti significati all'intera città di Lucca».

Rimane il dubbio sul futuro del complesso, una volta terminati i restauri: l’ipotesi più probabile è che si cerchi un acquirente per l’intero complesso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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