Il dolore
I messaggi di Vania alle amiche: stanca delle minacce di Pasquale
Lucca: la polizia ha acquisito il contenuto del cellulare della donna uccisa il 2 agosto
LUCCA. «Sono stanca di subire le sue minacce e le sue pressioni». È una delle tante frasi contenute nei messaggi che Vania Vannucchi aveva inviato alle amiche via Whatsapp o come sms poco prima che (il 2 agosto) Pasquale Russo - oggi ex dipendente di una cooperativa di servizi per l’Asl - arrivasse a gettarle addosso una tanica di benzina per poi appiccare il fuoco provocandole la morte tra atroci sofferenze. Questi messaggi sono fonti di prova acquisite dalla squadra Mobile della polizia e sono stati trasmessi al sostituto procuratore Piero Alessandro Capizzoto titolare dell’inchiesta che vede Pasquale Russo, attualmente detenuto nel carcere di Prato, indagato con l’accusa di omicidio volontario con le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e di pregressi episodi di stalking. Per la procura non ci sono dubbi: l’ex addetto della coop si era invaghito da Vania tanto da non accettare l’idea di doverla perdere, di essere respinto da lei. Tanto da arrivare a rubarle il cellulare e forse a cancellare anche i messaggi che l’infermiera professionale dai modi gentili e dalla grande umanità aveva inviato alle amiche più care. Anche l’ex marito era al corrente di quell’uomo che la tormentava e quando si trovava in zona stazionava in via delle Cornacchie a San Vito per verificare la presenza nei paraggi dell’individuo.
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Nuovo cellulare. Il cellulare rubato da Pasquale Russo a Vania Vannucchi è privo di messaggi e riferimenti al rapporto ossessivo di lui verso lei. Sono stati cancellati dall’assassino in una logica di eliminare traccia di colloqui intercorsi negli ultimi tempi? Probabile. Ma di certo c’è che l’infermiera ultimamente aveva cambiato numero di telefonino proprio per colpa della gelosia ossessiva dell’omicida. E dal nuovo numero che le amiche avrebbero ricevuto i messaggi su una chat in cui la donna indica Pasquale Russo come una persona spregevole capace di tormentarla inutilmente nonostante il suo rifiuto ad iniziare una relazione stabile con lei. Con il senno di poi forse sarebbe bastata una denuncia alle forze di polizia per evitare l’immane tragedia.
Ultimi accertamenti. Può darsi che l’esperimento giudiziario (ricostruzione fedele degli avvenimenti nel luogo dell’omicidio alla presenza dei vigili del fuoco e della polizia) non sia necessario visto che il materiale probatorio in mano all’accusa pare più che sufficiente per arrivare in tempi rapidi ad una richiesta di rinvio a giudizio o addirittura ad un giudizio immediato. Di certo c’è che la squadra Mobile ha ricevuto, ma non ha ancora analizzato, i tabulati telefonici in grado di indicare dove si trovassero vittima e carnefice nelle ore immediatamente precedenti e in quelle successive ai tragici eventi.
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Saranno depositati alla segreteria del pubblico ministero in attesa di ottenere, nelle prossime ore, la copia forense in formato digitale - un dispositivo di memoria di massa che comporta la clonazione e quindi la duplicazione - del contenuto del telefono cellulare dell’omicida sequestrato subito dopo l’arresto a Pasquale Russo. Per copiare i file sull’iPhone serve un decreto del magistrato altrimenti la difesa dell’imputato potrebbe eccepire che un’irregolarità delle forze dell’ordine e l’atto rischierebbe di essere invalidato. In quel cellulare potrebbero trovarsi altri elementi di colpevolezza: minacce o pressioni tramite sms inviate alla povera vittima.
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