Proteste
«Abbiamo scavato tra macerie e morti»
Il racconto di Alida Fornari, volontaria Cri: «Non abbiamo trovato superstiti. Nel paese crollato un silenzio assordante»
LUCCA. Sudore, polvere e silenzio. «Un silenzio assordante, che ti distrugge». Poi, di tanto in tanto, gli altoparlanti dei mezzi di soccorso lanciavano un fischio e le centinaia di persone tra militari e volontari presenti nella zona rossa restavano immobili. Era il segno che le sonde dei vigili del fuoco avevano captato una qualche forma di vita, un respiro, sotto le macerie. «Stavamo fermi nella speranza che riuscissero a trovare una persona ancora viva là sotto» racconta Alida Fornari, 32 anni, da 18 volontaria della Croce Rossa (nella foto impegnata al fianco dell’esercito). «Anche la bambina di undici anni, Giulia, è stata salvata con questo metodo». Una speranza che non si è mai concretizzata per la squadra lucchese, costretta a fare i conti soltanto con morte e distruzione durante la sua spedizione. «Le persone che abbiamo recuperato erano tutte morte» dice con voce sommessa la volontaria.
Alida Fornari è uno dei sette membri della squadra lucchese che ha raggiunto Amatrice poche ore dopo il terremoto che ha devastato il centro Italia e come gli altri, venerdì notte, è tornata a casa, prendendo il cambio da altrettanti colleghi che hanno preso la via delle Marche. «Cosa mi ha lasciato questa esperienza? Devo ancora farla maturare - spiega - In realtà, da quando sono tornata sto portando avanti piccoli lavori in casa proprio per non pensarci più». Sono stati giorni duri, quelli ad Amatrice, in cui i volontari lucchesi hanno scavato senza sosta sui resti di quello che un tempo era un paese. «Siamo riusciti a salvare due cani rimasti sotto le macerie, curati poi dai veterinari dell’unità cinofila di Lucca» continua la squadra. Superstiti, però, neanche uno. Soltanto macerie e morte. E fatica. «Non avevamo turni prestabiliti - riprende Alida - Lavoravamo finché ne avevamo le forze, poi ci riposavamo un po’, quanto basta per riprendersi». Con sé i volontari avevano soltanto quel che si erano portati da casa. «Là non avevamo niente» raccontano i volontari. Viveri, cambi, caschetti: le scorte hanno viaggiato insieme a loro sui camion della Cri, gli stessi che poi sono stati adattati come dormitorio.
Ce ne sono anche altri pronti a partire da Lucca e provincia alla volta delle zone terremotate. Posti letto e viveri: una colonna che aspetta soltanto il via libera per partire. Ma fino alla prossima settimana difficilmente ci sarà bisogno di rinforzi, dato che il centro Italia è intasato di mezzi e soccorritori a vario titolo. «Serve coordinazione in questi casi - spiegano dal comitato di Lucca - Noi siamo pronti: quando ci sarà bisogno di noi partiremo all’istante». Intanto, quelli appena rientrati, cercano di fare i conti con ciò che hanno appena visto. «Abbiamo lavorato fianco a fianco con l’esercito e gli altri soccorritori - continua Tornari - Ma non abbiamo avuto contatti con la popolazione civile». Cioè nessun contatto con i familiari delle vittime. «Sarebbe stato ancor più devastante» continuano i volontari, che già per quattro giorni hanno dovuto fare i conti con corpi senza vita intrappolati tra le macerie. Momenti che non andranno mai più via. Ma i membri della Croce Rossa sono addestrati per vivere nelle emergenze. «Se più avanti ci sarà bisogno di nuove spedizioni, torneremo. Certo, è possibile» ammette la volontaria Alida.
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