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Lucca

Gli accessi sono in calo ma si allungano le attese

Gli accessi sono in calo ma si allungano le attese

Boom degli esami strumentali a causa dei pazienti anziani con patologie croniche Frosini: «Serve maggior filtro in ingresso e una migliore gestione dei posti letto»

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LUCCA. Calano gli accessi ma si allungano i tempi di attesa. Inutile girarci intorno: il servizio di Pronto soccorso così com'è non funziona. E non è solo un problema lucchese. Di certo non è normale – o giusto – che anche i cittadini in codice giallo (quindi piuttosto gravi) debbano aspettare 5-6 ore prima di essere visitati. Come non è normale che il personale della struttura sia costretto a lavorare a ritmi estenuanti prendendosi le partacce dei cittadini portati al limite da paura e attesa.

Ma per risolvere i guasti del sistema bisogna guardare fuori dal Pronto soccorso, a quello che sta prima e dopo quella porta: allo scarso filtro in ingresso (che dovrebbero fare medici di base e guardie mediche) o alla cattiva gestione dei posti letto ospedalieri per i ricoveri, con i cosiddetti "destini" che attendono anche 16 ore nei corridoi prima di avere una stanza. Una situazione ancora più bizzarra se si pensa che quello dei posti letto è uno degli enigmi più bizzarri del San Luca: dovrebbero essere 410 ma secondo il gestore ne sono stati autorizzati solo 330. L'Asl dal canto suo evita di dare numeri precisi, dicendo che i posti sono flessibili e le stanze vengono aperte o chiuse secondo le necessità. C’è poi il problema della carenza di personale (mancano tre medici) ma limitare a questo aspetto la questione sarebbe miope, anche perché spesso e volentieri il medico mancante viene sostituiuto da quello reperibile.

Di questo e altro abbiamo parlato con la dottoressa Fabiana Frosini, primario facente funzione del Pronto soccorso. «Le lunghe attese sono determinate dal fatto che molti pazienti sono anziani con patologie croniche e complesse. Pertanto hanno bisogno di un maggior numero di esami e questo richiede tempo, ingolfando la macchina. I dati fotografano bene la situazione - spiega la dottoressa - Dal 2010 al 2015 gli accessi sono in leggero calo (63mila contro 62mila) ma parodassalmente gli esami che facciamo sono aumentati, passando da 67mila a 79.267. Anche i tempi di permanenza sono in crescita: nel 2014 i codici gialli in media aspettavano 247 minuti prima di essere dimessi, nel 2015 300’ e nel 2016 343’. Quelli che invece devono essere ricoverati (i cosiddetti "destini") aspettavano 259 minuti nel 2014 contro i 389’ del 2016. Stesso discorso per l'osservazione breve (Obi): da 1.415 minuti si è passati a 1.759’».

Da un lato, dunque, c'è il problema del filtro sui cosiddetti "accessi impropri", cioè i codici verdi, azzurri e bianchi che potrebbero essere trattati da una guardia medica. Sono circa un terzo del totale. Codici bianchi e azzurri oltretutto devono pagare il ticket a meno che l’utente non abbia l’esenzione, come nel caso degli anziani. Il ragionamento del cittadino è semplice e comprensibile: mi sento male non so cosa fare, vado al Pronto soccorso dove possono farmi tutti gli esami. «Questo modo di pensare – spiega la dottoressa Frosini – è sbagliato ma è stato legittimanto da una serie di situazioni: la percezione amplificata dell’emergenza da parte del paziente o il fatto che per farsi un esame tramite il Cup si debbano aspettare mesi. Bisogna lavorare sul territorio per fare filtro. Questo non significa solo coinvolgere di più medici di famiglia e guardie mediche. I malati cronici, ad esempio, dovrebbero essere inseriti in percorsi ad hoc che prevedano controlli e trattamenti periodici utili a evitare la riacutizzazione delle patologie che li costringono a venire da noi». Poco filtro all’ingresso e un collo di bottiglia in uscita: «Qui i tempi lunghi sono determinati dalla carenza di posti letto e da una organizzazione delle dimissioni che forse andrebbe rivista. Il numero dei posti del San Luca? Su questo deve rispondere la direzione». (g.p.)

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